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Il debole legame tra nuove tecnologie e produttività nell’economia italiana

5 gennaio 2006 Commenti chiusi

Francesco Daveri, www.lavoce.info

Nell’economia italiana la tecnologia si diffonde lentamente e, se si diffonde, provoca scarse ricadute produttive. E’ un problema di non facile soluzione. Ci vogliono lavoratori e imprese con caratteristiche diverse da quelle oggi prevalenti nell’economia italiana. Di sicuro, questi problemi strutturali non sono stati nemmeno scalfiti da politiche di incentivazione come i sussidi all’acquisto dei PC degli ultimi anni.

Il rallentamento della produttivit? nell’economia italiana

Anche se non sono ancora disponibili i dati definitivi, ? gi? chiaro che il 2005 potr? essere ricordato come l’Anno dei Tre Zeri per l’economia italiana: zero (e qualcosa) di crescita del PIL, zero (e qualcosa) di crescita dell’occupazione, zero (meno qualcosa) di crescita della produttivit? del lavoro. Tre zeri non ce li ha nessuno in Europa, nemmeno la Germania, l’altro grande malato d’Europa. Un record davvero non lusinghiero.
Purtroppo il pessimo andamento dell’economia del 2005 non ? una novit? n? ? semplicemente il risultato di una oscillazione ciclica particolarmente sfortunata. E’ invece la continuazione di una tendenza – iniziata intorno alla met? degli anni Novanta – che vede la performance dell’economia italiana peggiorare non solo rispetto ad un entit? economicamente variegata come l’economia mondiale, ma anche rispetto ai quattro altri grandi paesi dell’Europa (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna). Nel loro insieme, i dati di lungo periodo suggeriscono che l’Italia, all’inseguimento dei pi? elevati standard di vita degli altri paesi europei, ? riuscita nell’intento di ridurre gradualmente la differenza di reddito pro-capite esistente nel 1950 fino alla met? degli anni ’90. Dal 1995, per?, si ? verificata una preoccupante inversione di tendenza.
Da dove venga fuori questa crisi decennale ? presto detto: ? prevalentemente un problema di diminuzione della crescita della produttivit? (parzialmente attenuato nel suo effetto negativo sull’andamento del PIL dall’aumento delle ore lavorate complessive su cui non mi soffermo qui). Una recente trattazione dei problemi della produttivit? italiana ? nel mio lavoro con Cecilia Jona-Lasinio: “Italy’s decline: getting the facts right”, IGIER Working Paper #301, December 2005, in corso di pubblicazione sul Giornale degli Economisti.
Negli ultimi dieci anni, la produttivit? del lavoro ? cresciuta solo di mezzo punto percentuale l’anno e di zero (0) punti percentuali circa negli ultimi quattro anni. Negli anni del boom economico, invece, la produttivit? per ora lavorata cresceva a tassi “irlandesi” (+5-6% l’anno), e anche nei turbolenti anni ’70 si registrava ancora un +4% l’anno. Un dato ancora pi? allarmante (e relativamente ignorato dagli osservatori) ? ci? che ? successo alla produttivit? del capitale. Come indicato in una recente pubblicazione dell’OCSE,OECD, Compendium of Productivity Indicators, 2005. la produttivit? del capitale in Italia ? addirittura diminuita del 2% l’anno nel periodo 1995-2003. Anche se, in una certa misura, il fenomeno della riduzione nella produttivit? del capitale ? comune anche ad altri paesi (-0.5% in Francia, -1.0% in Germania, -1.5% in Spagna e Regno Unito), in Italia tale fenomeno ? stato pi? marcato che altrove.

Cellulari e iPod dappertutto, ma nessun effetto sulla produttivit?

L’azzeramento nella crescita della produttivit? del lavoro e del capitale deriva soprattutto dalla diminuita capacit? delle imprese italiane di adottare nuovi metodi di produzione e di inventare nuovi prodotti nel mondo rivoluzionato dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Negli ultimi anni, nei dati aggregati sulla produttivit? non si trova nessuna evidenza positiva dei cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie dell’informazione nell’attivit? d’impresa.
Eppure, soprattutto dal 1999 in poi, la rivoluzione tecnologica ha finalmente investito le imprese e anche le famiglie italiane. Una recente analisi dell’IstatIstat, L’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle imprese. Anni 2004-2005, 27 dicembre 2005 mostra che, al primo gennaio 2005, il 96% delle imprese italiane con pi? di dieci addetti – insomma quasi tutte – possedeva almeno un personal computer. Inoltre, come emerge da un’altra Indagine Istat,Istat, Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione: disponibilit? nelle famiglie e utilizzo degli individui – Anno 2005, Roma, 27 dicembre 2005. l’80% delle famiglie italiane ha almeno un cellulare (era il 27% nel 1997), il 34% ha accesso ad Internet (il 2% nel 1997), e un terzo di queste (dunque il 10% circa del totale) lo fa con una connessione veloce. A questo boom, hanno probabilmenteMancano analisi sistematiche che verifichino l’effetto di addizionalit? delle misure introdotte, cio? se i sussidi hanno indotto all’acquisto di un PC persone che non l’avrebbero acquistato in assenza dello stesso. contribuito i vari programmi del Governo che hanno sussidiato l’acquisto di PC da parte di varie categorie di persone (studenti, impiegati pubblici).
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Il vero miracolo di Harry: meno bimbi negli ospedali

3 gennaio 2006 Commenti chiusi

Una notizia coperta da embargo apparsa il 22 dicembre diceva cos?: “Con Harry Potter meno bimbi al pronto soccorso”. Il British Medical Journal pubblicava un’indagine del Department of Orthopaedic Trauma Surgery presso il John Radcliffe Hospital di Oxford: lo studio mostra che il numero di accessi di bambini al pronto soccorso praticamente si dimezza nei giorni concomitanti all’uscita dei nuovi libri e film della saga del maghetto. Gli esperti hanno esaminato tutti gli accesi al pronto soccorso per lesioni muscoloscheletriche in bambini di 7-15 anni considerando tutti i weekend estivi del biennio 2003-2005. Poi hanno confrontato la frequenza di accessi in concomitanza con l’uscita dei due ultimi libri della saga Potter, Harry Potter e l’Ordine della Fenice e Harry Potter e il Principe Mezzosangue, con la frequenza di accessi in analoghi weekend (uguali per condizioni meteo e periodo dell’anno). E’ emerso che la frequenza media di accessi al pronto soccorso ? di 67 per un weekend normale, ma che questa frequenza scende a 36-37 nei week end in concomitanza con l’uscita dei libri. In nessun periodo dell’anno la frequenza di accessi ? mai scesa a simili valori.

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Pi? veloce della luce? Il PIL italiano

11 dicembre 2005 Commenti chiusi

PIL: ISTAT, TERZO TRIMESTRE +0,3%, +01% TENDENZIALE

Nel terzo trimestre del 2005 il prodotto interno lordo (PIL), valutato ai prezzi del 1995 destagionalizzato e corretto per il diverso numero di giorni lavorativi, e’ aumentato dello 0,3% rispetto al terzo trimestre precedente e dello 0,1% nei confronti del terzo trimestre del 2004. E’ quanto rende noto l’Istat. “La stima preliminare del PIL diffusa il 15 novembre 2005 aveva rilevato lo stesso incremento congiunturale ed una variazione nulla in termini tendenziali. Il terzo trimestre del 2005 ha avuto due giornate lavorative in piu’ rispetto al trimestre precedente ed una giornata lavorativa in meno rispetto al terzo trimestre del 2004″.
“Nel terzo trimestre – si legge ancora – il PIL e’ aumentato in termini congiunturali dello 0,9% negli Stati Uniti, dello 0,7% in Francia, dello 0,6% in Germania e dello 0,4% nel Regno Unito e Giappone. In termini tendenziali, la crescita e’ stata del 3,6% negli Stati Uniti, del 2,9% in Giappone, dell’1,8% in Francia, dell’1,7% nel Regno Unito e dell’1,4% in Germania. Nel complesso, i paesi dell’area Euro sono cresciuti dello 0,6% in termini congiunturali e dell’1,6% in termini tendenziali”.

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Giustizia(?) fai da te

11 dicembre 2005 Commenti chiusi

Rimpatriato il marocchino assolto per l’accusa di terrorismo internazionale
Daki espulso dall’Italia, ? polemica
Il suo avvocato protesta: ?E’ una rivalsa. Lo si vuole punire per le sue frasi sugli interrogatori illegali?. Pisanu: via perch? colpevole

?Questo provvedimento sa molto di rivalsa. Daki ? stato espulso da chi non vuole la verit? su fatti gravissimi che il mio assistito aveva denunciato, interrogatori senza difensore alla presenza di agenti dell’Fbi e con minacce di mandarlo a Guantanamo per 20 anni nel caso non avesse collaborato?. Cos? l’avvocato Vainer Burani commenta l’espulsione dall’Italia, avvenuta sabato, di Mohammed Daki, il marocchino assolto il 28 novembre scorso in secondo grado a Milano dalle accuse di terrorismo internazionale e ricettazione di documenti falsi.

Pronta la replica del ministro dell’Interno Pisanu che spiegando le ragioni dell’espulsione dice che ?sono stati accumulati e valutati scrupolosamente gravi indizi ed elementi probatori non sufficienti alla magistratura per una sentenza di condanna, ma pi? che sufficienti al Ministro dell’interno per stabilirne la pericolosit? ?. Insomma Daki ? stato rimpatriato non perch? colpevole ma in quanto elemento di pericolo.
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Qulli che … il digitale terrestre ? il futuro parte II

2 dicembre 2005 Commenti chiusi

Bruxelles potrebbe bocciare il sostegno pubblico del 2004-2005
Da valutare gli aiuti di 10 milioni previsti nella nuova finanziaria

Digitale terrestre, procedura Ue
contro gli incentivi statali

L’Unione europea aprir? una procedura d’infrazione contro l’Italia per i finanziamenti pubblici ai decoder per la televisione digitale terrestre. A confermare le indiscrezioni circolate in queste ultime ore ? stato il portavoce del Commisario Ue alla concorrenza, Neelie Kroes. La comunicazione al governo italiano dovrebbe arrivare entro Natale. Nell’attuale Finanziaria il governo ha previsto di reiterare il finanziamento per una spesa di 10 milioni di euro.

Come ha gi? fatto il mese scorso in Germania, l’esecutivo Ue si prepara cos? a intervenire contro un altro Paese di Eurolandia a difesa del regolamento comunitario sugli aiuti di Stato in tema di digitale terrestre. Nel caso italiano, sono in questione i circa 200 milioni di euro spesi per finanziare gli acquisti dei decoder per la tecnologia digitale terrestre. “Apriremo il caso riguardo al passato” ha dichiarato oggi Jonathan Todd, portavoce della Commissaria Ue alla concorrenza, Neeli Kroes. La decisione, dunque, ? stata presa, anche se il portavoce non ha voluto precisare la prevista data di avvio della procedura.

Per il futuro, alla luce delle misure contemplate dalla Finanziaria su questo tema – che fanno riferimento alla tecnologia digitale senza specificare se terrestre o satellitare – Todd ha affermato che la situazione ? “incoraggiante”, lasciando ben sperare che gli aiuti 2006 passeranno l’esame di Bruxelles.
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Quelli che … il digitale terrestre è il futuro

1 dicembre 2005 Commenti chiusi

Pronto il rinvio a fine 2008
Digitale terrestre verso l’addio
Lo slittamento nel decreto «milleproroghe». Venduti solo 3 milioni di decoder. Fallimento dell’intera strategia finanziata dallo Stato

Tv digitale terrestre, addio.
Se ne riparlerà più avanti. Senza grandi clamori, è lo stesso governo che si appresta a sancire lo slittamento di due anni della data prevista per lo switch off, come viene definito lo «spegnimento» dell’attuale segnale televisivo analogico (quello che oggi si vede nelle case di tutti gli italiani) per lasciare il posto esclusivamente al digitale. Domani, infatti, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare all’interno del decreto cosiddetto «milleproroghe» anche l’articolo 28 sulla «conversione in tecnica digitale del sistema televisivo su frequenze terrestri». Poche parole in perfetto burocratese, ma dal significato chiarissimo: «all’articolo 2-bis, comma 5 del decreto legge 23 gennaio 2001, numero 5, convertito con modificazioni dalla legge 20 marzo 2001 numero 66, le parole “entro l’anno 2006″ sono sostituite dalle seguenti “entro l’anno 2008″». Un rinvio per certi aspetti atteso: nessuno credeva più che gli oltre 20 milioni di famiglie italiane potessero correre in massa ad acquistare entro la fine dell’anno prossimo i decoder necessari per ricevere la «nuova» tv. Ma la scelta di rinviare la scadenza sembra oggi prefigurare il fallimento dell’intera strategia, finanziata dallo Stato con tre anni di contributi pubblici per l’acquisto dei decoder. A minacciare il futuro del digitale terrestre sono innanzitutto le nuove tecnologie con le quali è ormai possibile vedere i programmi tv. Innanzitutto internet, come testimonia l’esperienza di FastWeb o i recenti accordi grazie ai quali Telecom Italia sta cominciando a offrire contenuti video in adsl. Senza contare il satellite o, addirittura, i telefoni cellulari di nuova generazione.
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Hollywood contro la ex Cirielli

29 novembre 2005 Commenti chiusi

I rappresentanti delle maggiori industrie anche del software
hanno scritto una lettera all’ambasciatore italiano a Washington
Hollywood contro la ex Cirielli
‘A rischio i processi sulla pirateria’

di ALDO FONTANAROSA

Hollywood contro la ex Cirielli
‘A rischio i processi sulla pirateria’

ROMA – Hollywood demolisce la ex Cirielli, la legge italiana sulla prescrizione dei processi, che proprio stamattina rischia di tagliare il traguardo al Senato. La Mpaa, che è la più potente associazione del cinema americano, scrive a Giovanni Castellaneta, ambasciatore italiano negli Usa, per protestare contro il varo del provvedimento. Si associano alla lettera, il 22 novembre, gli industriali della musica, i proprietari di software per computer e gli stessi editori di libri.

La lettera dipinge la ex Cirielli come un “colossale errore” perché affonderà – c’è scritto – la “maggioranza dei procedimenti pendenti” contro i criminali dello spettacolo. Che sono poi i falsificatori di film e di compact disc, di software e dei libri. La lettera non fa cifre, né cita i miglioramenti che la Camera dei deputati ha apportato al testo il 10 novembre (dalla prescrizione accelerata sono ora esclusi i processi in primo grado, quando è stato aperto il dibattimento, oltre ai processi già pendenti in appello e in Cassazione). Si limita a denunciare, questa missiva, che i delinquenti goderanno di una “immunità totale” e saranno incoraggiati a delinquere, organizzati in vere e proprie associazioni del crimine.

La missiva ricorda all’ambasciatore italiano, perché riferisca al governo, che una Nazione è “davvero competitiva” se mantiene alto il “livello di protezione” del diritto d’autore. Quindi cita le molte ferite che la pirateria procura all’economia italiana. La sola industria del software accusa perdite annue per un miliardo e mezzo. Il settore audiovisivo deve rinunciare al 20% delle sue entrate, 180 milioni. La musica perde altri 150 milioni. Alla fine della lista, l’Italia accusa un buco di 4 miliardi, di cui uno e mezzo per l’evasione dell’Iva. Gli americani ricavano queste stime da uno studio della Kpmg del 2003.

La forza della lettera è anche nel peso politico dei mittenti. La firma, come detto, Dan Glickman, presidente di Mpaa. Alla potente associazione californiana aderiscono sette tra i maggiori produttori e distributori di film e programmi televisivi degli Usa. Aziende come la Walt Disney (attraverso la controllata Buena Vista), la Sony, la Metro-Goldwyn-Mayer (quella del leone che ruggisce prima della pellicola). E ancora: la Paramount, la Twentieth Century Fox di Murdoch, la stessa Warner Bros.

Firma la lettera David Israelite, numero uno della Nmpa. E’ l’associazione che raccoglie 800 editori musicali, a partire dal colosso Emi. La Nmpa rivendica tra i suoi successi l’affondamento di Napster, uno dei primi siti a permettere lo scambio gratuito di brani musicali via Internet. Firma la lettera anche Mitch Bainwol, che raccoglie (nell’associazione Riaa) l’intera industria degli studi di registrazione. Sul fronte dei computer, si schiera la “Business Software Alliance”, che rappresenta colossi come Apple (quella dell’iPod), Avid (specializzata in programmi per il montaggio video), Cysco System, Dell, Ibm e Intel.

Firmano la lettera, infine, la più attrezzata associazione degli editori di libri (Aap); l’associazione dei produttori del cinema indipendente (Ifta); infine le industrie che fabbricano software per l’industria dello spettacolo.

Tratto da Repubblica.it

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