Francesco Daveri, www.lavoce.info
Nell’economia italiana la tecnologia si diffonde lentamente e, se si diffonde, provoca scarse ricadute produttive. E’ un problema di non facile soluzione. Ci vogliono lavoratori e imprese con caratteristiche diverse da quelle oggi prevalenti nell’economia italiana. Di sicuro, questi problemi strutturali non sono stati nemmeno scalfiti da politiche di incentivazione come i sussidi all’acquisto dei PC degli ultimi anni.
Il rallentamento della produttivit? nell’economia italiana
Anche se non sono ancora disponibili i dati definitivi, ? gi? chiaro che il 2005 potr? essere ricordato come l’Anno dei Tre Zeri per l’economia italiana: zero (e qualcosa) di crescita del PIL, zero (e qualcosa) di crescita dell’occupazione, zero (meno qualcosa) di crescita della produttivit? del lavoro. Tre zeri non ce li ha nessuno in Europa, nemmeno la Germania, l’altro grande malato d’Europa. Un record davvero non lusinghiero.
Purtroppo il pessimo andamento dell’economia del 2005 non ? una novit? n? ? semplicemente il risultato di una oscillazione ciclica particolarmente sfortunata. E’ invece la continuazione di una tendenza – iniziata intorno alla met? degli anni Novanta – che vede la performance dell’economia italiana peggiorare non solo rispetto ad un entit? economicamente variegata come l’economia mondiale, ma anche rispetto ai quattro altri grandi paesi dell’Europa (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna). Nel loro insieme, i dati di lungo periodo suggeriscono che l’Italia, all’inseguimento dei pi? elevati standard di vita degli altri paesi europei, ? riuscita nell’intento di ridurre gradualmente la differenza di reddito pro-capite esistente nel 1950 fino alla met? degli anni ’90. Dal 1995, per?, si ? verificata una preoccupante inversione di tendenza.
Da dove venga fuori questa crisi decennale ? presto detto: ? prevalentemente un problema di diminuzione della crescita della produttivit? (parzialmente attenuato nel suo effetto negativo sull’andamento del PIL dall’aumento delle ore lavorate complessive su cui non mi soffermo qui). Una recente trattazione dei problemi della produttivit? italiana ? nel mio lavoro con Cecilia Jona-Lasinio: “Italy’s decline: getting the facts right”, IGIER Working Paper #301, December 2005, in corso di pubblicazione sul Giornale degli Economisti.
Negli ultimi dieci anni, la produttivit? del lavoro ? cresciuta solo di mezzo punto percentuale l’anno e di zero (0) punti percentuali circa negli ultimi quattro anni. Negli anni del boom economico, invece, la produttivit? per ora lavorata cresceva a tassi “irlandesi” (+5-6% l’anno), e anche nei turbolenti anni ’70 si registrava ancora un +4% l’anno. Un dato ancora pi? allarmante (e relativamente ignorato dagli osservatori) ? ci? che ? successo alla produttivit? del capitale. Come indicato in una recente pubblicazione dell’OCSE,OECD, Compendium of Productivity Indicators, 2005. la produttivit? del capitale in Italia ? addirittura diminuita del 2% l’anno nel periodo 1995-2003. Anche se, in una certa misura, il fenomeno della riduzione nella produttivit? del capitale ? comune anche ad altri paesi (-0.5% in Francia, -1.0% in Germania, -1.5% in Spagna e Regno Unito), in Italia tale fenomeno ? stato pi? marcato che altrove.
Cellulari e iPod dappertutto, ma nessun effetto sulla produttivit?
L’azzeramento nella crescita della produttivit? del lavoro e del capitale deriva soprattutto dalla diminuita capacit? delle imprese italiane di adottare nuovi metodi di produzione e di inventare nuovi prodotti nel mondo rivoluzionato dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Negli ultimi anni, nei dati aggregati sulla produttivit? non si trova nessuna evidenza positiva dei cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie dell’informazione nell’attivit? d’impresa.
Eppure, soprattutto dal 1999 in poi, la rivoluzione tecnologica ha finalmente investito le imprese e anche le famiglie italiane. Una recente analisi dell’IstatIstat, L’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle imprese. Anni 2004-2005, 27 dicembre 2005 mostra che, al primo gennaio 2005, il 96% delle imprese italiane con pi? di dieci addetti – insomma quasi tutte – possedeva almeno un personal computer. Inoltre, come emerge da un’altra Indagine Istat,Istat, Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione: disponibilit? nelle famiglie e utilizzo degli individui – Anno 2005, Roma, 27 dicembre 2005. l’80% delle famiglie italiane ha almeno un cellulare (era il 27% nel 1997), il 34% ha accesso ad Internet (il 2% nel 1997), e un terzo di queste (dunque il 10% circa del totale) lo fa con una connessione veloce. A questo boom, hanno probabilmenteMancano analisi sistematiche che verifichino l’effetto di addizionalit? delle misure introdotte, cio? se i sussidi hanno indotto all’acquisto di un PC persone che non l’avrebbero acquistato in assenza dello stesso. contribuito i vari programmi del Governo che hanno sussidiato l’acquisto di PC da parte di varie categorie di persone (studenti, impiegati pubblici).
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