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Archivio per luglio 2005

Silvio, da Marte con furore

28 luglio 2005 Commenti chiusi

CRISI IMPRESE: BERLUSCONI, GOVERNO NON PUO’ FARE NULLA

Ci sono industrie “che conoscono la crisi”, sono quelle che “realizzano prodotti che non sono piu’ in grado di stare sul mercato”, ma – spiega Silvio Berlusconi – il governo “puo’ fare ben poco”, anzi “non puo’ far nulla per queste imprese”. Il premier invita le aziende in difficolta’ a “prendere atto” della situazione e ad “inventare prodotti diversi”. Il premier imputa la non possiblita’ ad agire anche al “debito publico che e’ una montagna negativa” e al fatto che l’Italia ha perso poteri nei confronti dell”Europa per quanto riguarda le politiche economiche. Per quanto riguarda la “generalita’ delle famgilie” il premier nota che “gli italiani vivono con degli standard di vita di altissima qualita’” e infatti, per esempio, “non c’e’ piu’ una signora che non vada ad aumentare in spese nei cosmetici” e ormai fare vacanze e’ diventata una cosa obbligatoria”. Berlusconi pero’ constatando che ci sono famiglie in difficolta’ alla quarta settimana del mese osserva che con un centrosinistra al governo sarebbero state in difficolta’ “alla terza settimana”.

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Quando l’arbitro tifa per gli altri.

27 luglio 2005 Commenti chiusi

Fazio a Fiorani:”Vieni in Bankitalia ma come al solito passa da dietro”. Dal banchiere telefonini e schede “sicure”
“Gianpiero, tutto ok: ho firmato”
“Grazie Tonino, ho la pelle d’oca”

E Ricucci ammette: “Stamo a f? i furbetti del quartierino”

di ETTORE LIVINI e FERRUCCIO SANSA

“Stamo a fa i furbetti del quartierino”. L’ammissione (come da intercettazioni telefoniche) ? di Stefano Ricucci. Ma la sua, in fondo, ? la sintesi pi? fedele della brutta piega che sta prendendo la partita Antonveneta. Una battaglia finanziaria da 8 miliardi di euro che ha coinvolto la Ue, i Governi e i Governatori di mezza Europa. Ma che alla fine – raccontata in viva voce dai suoi protagonisti registrati al telefono dalla Guardia di Finanza – sembra scivolare in una “stangata” da strapaese. Un intrigo costruito su una fitta rete di interessi, amicizie e potere difficilmente districabili e che ora fa tremare persino il vertice di Banca d’Italia.

Fiorani e casa Fazio. Il filo rosso che lega il patron di Bpi e il Governatore emerge da numerose telefonate riportate nelle 22 pagine del verbale di sequestro preventivo disposte dai pm Giulia Perotti ed Eugenio Fusco. Una in particolare. Sono le 00,12 del 12 luglio scorso, quando il Governatore decide di telefonare a Gianpiero Fiorani. “Ti ho svegliato?”, domanda. Risponde Fiorani: “No, no”. Fazio: “Allora ho appena messo la firma, eh”. Fiorani, malgrado l’ora, sa come ringraziare: “Ah… Tonino, io sono commosso, con la pelle d’oca. Guarda… ti darei un bacio in questo momento, sulla fronte ma non posso farlo… So quanto hai sofferto, credimi… prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi…”. Ma la conversazione prosegue: “Io non volevo che il nostro rapporto personale fosse tale da influenzarti in qualunque cosa, il rapporto era tuo, solo tuo e di questo il Paese oltre a Gianpiero ti saranno per sempre grati”. Ma ci sono altri elementi a dare il quadro di un rapporto molto stretto. Ad esempio le telefonate in cui Fiorani parla a lungo con la signora Fazio – la “Governatora” come l’hanno soprannominata gli investigatori per il suo ruolo attivo nella vicenda – chiamandola “tesoro”. E si sta approfondendo la storia “di alcuni telefonini e soprattutto schede telefoniche che Fiorani avrebbe personalmente fornito alla famiglia Fazio”.

Le ombre in via Nazionale. Tutto l’iter dell’approvazione di Banca d’Italia all’Opa di Lodi ? per? costellato di curiosit? e stranezze. Come quando Fazio invita Fiorani in via Nazionale “per verificare alcune cose” raccomandandogli per?, non si sa mai, di entrare “come al solito dal retro”. Lo stesso Governatore e la moglie Cristina devono tranquillizzare il banchiere di Codogno (“stai sereno, calma…”) quando un solerte funzionario di via Nazionale (“un infiltrato” lo liquida Fiorani) chiede chiarimenti a Bpi su alcuni put con Deutsche. E Fiorani commenta a lungo con la First Lady di Palazzo Koch l’ostilit? nei suoi confronti della Consob. La banca centrale ? tirata in ballo anche per i dialoghi tra alcuni funzionari in apparenza “dissenzienti” e i fedelissimi di Fazio, a caccia di pareri favorevoli da parte di esperti in teoria “indipendenti” (“fatti fare due o tre paginette”) per dare il via libera a Lodi.

Il concerto. Le intercettazioni – secondo i pm – dimostrano l’esistenza di un concerto trasversale: “Emilio Gnutti e Gianpiero Fiorani erano impegnati su pi? fronti: la scalata di Antonveneta, in principalit?, ma anche su quella di Bnl”. L’asse di ferro ? soprattutto quello tra il numero uno della Lodi e il raider bresciano, che sembrano usare le rispettive societ? come Bancomat per finanziarsi a vicenda o per aggirare le comunicazioni al mercato. In un circolo vizioso che lambisce anche Giovanni Consorte, lo scalatore di Bnl. Via Veneto ? tirata in ballo assieme ad Antonveneta in una conference call con i Lonati, Ricucci e altri concertisti in cui Chicco Gnutti illustra a tutti le tecnicalit? dell’operazione. Appena finito l’incontro ufficiale lo stesso Gnutti commenta l’esito con Fiorani al telefono: “Hai visto come l’ho venduta?” “Bravissimo”, gli risponde l’ad di Lodi.

Ma nelle telefonate ballano anche milioni come noccioline. La Lodi ha bisogno di vendere fittiziamente alcune attivit? per rientrare nei ratios patrimoniali richiesti da Banca d’Italia? Ci pensa Gnutti, che in cambio chiede un prestito da 100 milioni. Il finanziere poi fa comprare in una partita di giro le quote di minoranza di Efibanca e Ducato da una sua societ?. “? un’operazione venuta benissimo – commenta il numero uno di Hopa al telefono – se l’avessimo fatta apposta non ci riusciva”. Nel dubbio Fiorani chiama anche Consorte per chiedergli di dare l’ok alla transazione: “Si tratta di una cessione temporanea – dice – con la T maiuscola”. Un’altra intercettazione che ha convinto i pm a ipotizzare il reato di false informazioni al mercato. La consuetudine tra i protagonisti della partita ? evidente: Fiorani usa carta intestata della Gp Finanziaria, la cassaforte di Gnutti, per taroccare alcuni documenti. Gnutti gli chiede 30 milioni per comprare azioni Eni (subito concessi malgrado la perplessit? di qualche funzionario di Lodi). Sar? vero, come sussurra Ricucci in un’intercettazione che il vecchio capitalismo di casa nostra mostra tutte le sue rughe (“Altro che salotto buono! – dice – Marco Tronchetti Provera ? pieno di debiti fino al collo”). Ma il nuovo che avanza, lette queste intercettazioni, rischia gi? di far rimpiangere il passato

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Don Giorgio, lui si che ha capito come vanno le cose.

26 luglio 2005 Commenti chiusi

“L?omelia di quel parroco mi ha davvero colpito”

Mi scuso per l?anonimato, ? per puri motivi strettamente personali. Ma ho egualmente fiducia che la mia lettera venga pubblicata a motivo del suo contenuto. Mi auguro possa suscitare anche un dibattito tra i lettori.
Domenica 17 luglio ho partecipato alla messa nella chiesa della Pentecoste della parrocchia di San Vincenzo, pur appartenendo ad un?altra parrocchia di Thiene. Il parroco (che so essere laureato in filosofia) ha svolto un?omelia di interesse alquanto vivace ma al tempo stesso preoccupante. Mi spiego in poche parole.
Il Vangelo presentava la parabola del grano buono che cresce con la zizzania: il mondo che deve convivere nel bene e nel male. I contadini vorrebbero sradicare la zizzania. Il padrone lo vieta: c?? il rischio che essi interpretino il bene o il male secondo un proprio criterio. Solo il padrone, a suo tempo, nel giudizio definitivo, sapr? fare la distinzione, e quindi la destinazione del grano buono e della zizzania.
Il parroco, di nome don Giorgio, ha avuto la capacit? di affrontare una visione della storia letta con la parabola. Lui ha detto “teologia della storia”. Tre ideologie hanno caratterizzato la nostra storia recente.
1. Si ? presentato sulla scena della storia il marxismo: voleva fare piazza pulita della zizzania per dare al mondo un campo di solo grano buono. Pretesa assolutistica di giudizio del bene e del male e relativi criteri di soluzione. Tutti conosciamo il disastro che ne ? seguito e che ancor oggi segue.
2. Poi si presenta sulla scena della storia l?altra ideologia: il nazismo. Stesse pretese, addirittura in nome di Dio: Gott mit uns (Dio ? con noi), nelle giacche dei soldati tedeschi. Un campo nuovo realizzato e governato da una ideologia le cui conseguenze di disperazione e di morte conosciamo un?altra volta altrettanto bene che quelle del marxismo.
3. La sorpresa. Oggi un?altra ideologia, ed anche questa in nome di Allah, si presenta sulla scena della nostra storia. Stessa pretesa, sia pur con sistemi diversi. Cambiano i mezzi ma lo scopo ? identico.
Si tratta del fondamentalismo islamico: precisazione che reputo intelligente. Dal suo primo apparire, veramente c?? poco da stare allegri. Il terrorismo ? strumento che opera gi? tra noi, finalizzato ad un dominio e ad una imposizione che non ha nulla di diverso dal marxismo e dal nazismo.
Lo possiamo tutti noi constatare. Il parroco, poi, concludeva con la necessit? di vivere con Dio e non con un fantoccio di dio creato da noi, manipolato secondo il nostro opportunismo o ideologia.
A questo punto non posso negare che la predica mi abbia impressionato alquanto. Uscendo di chiesa ne ho parlato con alcune persone che conoscevo: medesima impressione. Ma gi? in chiesa avevo notato un?attenzione insolita nei confronti delle prediche.
Io non ho competenza storica o filosofica come il parroco che ha svolto la predica. Ecco perch? sarei contento, curioso affinch? venisse aperto un dibattito, anche attraverso il vostro giornale.Tratto da “Lettere al direttore” de “Il Giornale di Vicenza” di luned? 25 luglio 2005

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Ferrari Fan Cool

13 luglio 2005 Commenti chiusi

Ferrari Club – RIVOLUZIONE IN CORSO

Si sentono traditi e offesi i sostenitori pi? attivi del Cavallino Rampante, quelli iscritti ai numerosi Club di tutto il mondo. I sodalizi ufficiali sapevano da oltre un anno che prima o poi lo scossone sarebbe arrivato: il loro nome sarebbe passato da Ferrari Club a un pi? generico Fan Club, ma non si aspettavano un giro di vite come quello dello scorso 16 giugno, giunto assieme al comunicato ufficiale. Mittente del messaggio il Fan Club Office, ovvero il nuovo ufficio Ferrari che si occupa dei rapporti con gli ex Ferrari Club.

L’operazione ha lo scopo di mettere ordine nella gestione dei Fan Club, uniformando i rapporti con la Ferrari e impedendo che il nome della Casa di Maranello e il suo marchio vengano impiegati in modo improprio. Ma non solo. Assieme al comunicato c’? anche il nuovo regolamento che, in undici passaggi, puntualizza come non passono essere utilizzati i “segni distintivi” di propriet? del Cavallino (colore, carattere, disegni eccetera). C’? da scommettere che saranno i punti 4 (divieto di organizzare raduni o eventi se non autorizzati dalla Ferrari) e 5 (divieto di produrre merchandising, anche se destinato ai soci del Club) del regolamento a indispettire maggiormente i presidenti dei Fan Club che, dall’oggi al domani, si ritrovano a dover cambiare persino l’abbigliamento.

“Come Ferrari dobbiamo tutelare il marchio, nel rispetto dei clienti e dell’azienda”, sostiene l’addetto stampa Luca Colajanni. “Siamo grati ai nostri tifosi per il sostegno e per la passione che in ogni Gran Premio ci dimostrano, ma tutelare un marchio obbliga a fare delle scelte”. Vedremo come si evolver? questa vicenda. Certo ? che dalle parti di Maranello non potevano trovare un momento peggiore (visti i risultati nel Mondiale di quest’anno) per “irritare” la tifoseria pi? fedele.

Tratto da Quattroruote

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Niente brevetti sul software in Europa

6 luglio 2005 Commenti chiusi

Dopo anni di lotta, il Parlamento Europeo alla fine ha rigettato la
direttiva sui brevetti software con 648 voti su 680: un segnale forte
contro i brevetti sulla logica che ? alla base del software, ma anche
segno di poca fede nell’Unione Europea e una chiara richiesta
all’Ufficio Brevetti Europeo (EPO) affinch? cambino la loro politica:
l’EPO deve smettere immediatamente di rilasciare brevetti sul software.

?Questo risultato non intacca i brevetti sulle invenzioni high-tech in
alcuna maniera,? dichiara Stefano Maffulli, rappresentante italiano di
FSFE: ?le innovazioni ad alta tecnologia sono sempre state brevettabili,
e perfino se la direttiva fosse passata con tutti gli emendamenti
proposti, sarebbero rimaste brevettabili. E’ importante far notare
questo fatto, dal meomento che coloro che proponevano di brevettare la
logica del software avevano cercato di confondere la gente dicendo che
le invenzioni high-tech erano soggette a questa direttiva.?

Il presidente di FSFE, Georg Greve, aggiunge: ?Il Parlamento aveva
capito tutto ci? quando emend? la direttiva in prima lettura, al fine
di mantenere le invenzioni high-tech all’interno e il software
all’esterno, del sistema dei brevetti.?

?Sfortunatamente, il Consiglio dell’Unione Europea ignor? tale decisione
e rimosse quegli emendamenti. Molti europarlamentari, quel giorno,
furono sconvolti da una tale e palese corruzione del processo
democratico e sembrava che questa volta avessero perso la speranza di
vedere i propri emendamenti trattati con maggior rispetto.?

?Il rifiuto della direttiva era diventato l’ultima possibile opzione
per mandare un segnale chiaro e forte in Europa contro i brevetti
software,? continua Greve. ?La Free Software Foundation Europe loda il
Parlamento Europeo per la sua decisione: nell’interesse
dell’armonizzazione avremmo preferito una direttiva che seguisse le
linee tracciate dalla prima lettura, ma comprendiamo che il rigetto era
diventato l’ultima realistica possibilit? onde evitare irreparabili
danni all’economia europea.?

Jonas ?berg, vice-presidente di FSFE: ?Questa decisione riconferma la
Convenzione Europea sui Brevetti (EPC) del 1973, la quale escludeva il
software dalla brevettabilit?. L’Ufficio Brevetti Europeo (EPO) ha
abbondantemente ignorato tale convenzione garantendo approssimativamente
30000 brevetti software negli anni passati: tutto ci? deve finire oggi!
All’EPO non deve essere pi? permesso di ignorare ulteriormente le linee
politiche europee!?

Georg Greve spiega la proposta di FSFE: ?Molti dei problemi erano
causati dall’incapacit? dell’Unione Europea di ritenere l’EPO
responsabile di aver agito contro le convenzioni concordate:
contrariamente ad altre parti di un direttivo democratico, l’Ufficio
Brevetti Europeo non ? passibile di sanzioni per le decisioni che
prende. Noi proponiamo di stabilire uno strumento di supervisione per
l’EPO che consideri l’EPO stesso responsabile delle sue decisioni e di
impedire che l’ulteriore degrado del sistema brevettuale.?

Free Software Foundation Europe

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