
Dopo la vendita del 17%, la societ? del premier il 27 aprile riacquister? il 6% di azioni
ALLEGRA RIZZOLI
?Sono pronto a cedere la maggioranza di Mediaset, si potr? realizzare in poco tempo, purch? non siano artatamente creati nuovi ostacoli?. Era il 13 giugno `95 e, a parlare, era Silvio Berlusconi che tentava di difendersi da chi lo definiva incompatibile con la carica di premier, perch? patron di un impero televisivo. Dieci anni dopo se ne discute ancora, all’indomani di un’operazione finanziaria dal sapore politico, che il Cavaliere ha intrapreso sicuro del fatto suo. Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi, ha appena ceduto sul mercato, seguendo le modalit? di un Accelerated book building (collocamento veloce), il 16,68% di Mediaset scendendo al 34,22% nel capitale del colosso Tv. Fininvest ha venduto 197 milioni di titoli tra il 13 e il 14 aprile incassando 2,08 miliardi di euro e consegnando agli azionisti 1,8 miliardi di plusvalenza lorda, in realt? netta considerato che non vi sar? alcun impatto fiscale. Teoricamente ora la societ? ? contendibile, ossia obiettivo di una potenziale scalata ostile, ma nei fatti il timone resta saldo nelle mani dell’uomo di Arcore. E non solo per quel 34,22% ancora nelle casse del Biscione: a fine mese il premier avr? modo di mettere al sicuro un altro pezzettino del primo gruppo televisivo privato italiano. Il 27 aprile Mediaset chieder? infatti all’assemblea degli azionisti (convocata per l’approvazione del bilancio 2004) la delega per acquistare sul mercato 70 milioni di azioni proprie. Ci? significa che, una volta concluso quello che in gergo finanziario si chiama buy back (cio? il riacquisto di azioni proprie), Mediaset iscriver? a bilancio circa il 6% del proprio capitale. Ma il Codice Civile prevede che i diritti di voto che fanno capo a queste azioni non possano essere esercitati da nessuno: in altre parole sarebbe come sterilizzare il 6% della societ? televisiva. Fatto 100 il capitale e tolto ci? che a fine anno potrebbe essere nel portafoglio del gruppo Tv, i diritti di voto potranno essere esercitati solo sul 94%. Insomma, ? come se Fininvest controllasse il 34,22% del 94%, ossia il 36,4% del totale. In parole povere, restringendo una torta, aumenta il potere di chi ne possiede la fetta pi? grossa. Cos?, senza sborsare un euro, Berlusconi recupererebbe circa un 2,2% dell’intero capitale della societ?. Una quota che sul mercato, al momento, ha un valore di circa 275 milioni. Magie della finanza, ben descritte dal registra Norman Jewison nei ?Soldi degli Altri?. Ci lucrava, sui soldi degli altri, un affarista basso, pelato e con una spiccata predisposizione per gli affari. Era, ovviamente, Danny de Vito.
Per tornare al Biscione, anche se il buon de Vito ha origini italiane, nel bilancio 2004 Mediaset precisa che la richiesta di autorizzazione per il riacquisto di azioni proprie ha come finalit? quella di avere completa libert? di manovra nel caso in cui ci sia la necessit? di intervenire sul mercato per stabilizzare il corso del titolo in borsa. Niente di male. Anzi, per il premier potrebbe rivelarsi doppiamente utile considerato che Piazza Affari, preoccupata per i possibili mutamenti di scenario politico, prevede tempi incerti per il gruppo televisivo. Una domanda strettamente finanziaria: il Cavaliere pu? considerarsi soddisfatto di come si ? chiusa l’operazione? Forse non del tutto. Il premier deve aver storto il naso di fronte all’esito dell’Accelerated book building. La banca d’affari, JP Morgan, aveva promesso di piazzare i titoli a un prezzo tra i 10,7 e i 10,9 euro. Alla fine Berlusconi si ? dovuto ?accontentare? del 3,2% in meno, ma soprattutto ha trovato estremamente freddo il mercato italiano. Pare che per chiudere l’operazione siano stati sollecitati parecchi amici all’estero al punto che quasi l’intero pacchetto collocato (15%) ? finito nei portafogli di investitori non italiani. Ora ben il 49% di Mediaset ? in mano a fondi internazionali.
Infine, un ultimo quesito. Riguardo alle manovre di buy back, la nuova normativa contabile europe Ias-Ifrs (che entrer? in vigore quest’anno creando non pochi problemi a parecchie societ? quotate italiane, non ultima Fiat) impone di sottrarre dal valore del patrimonio netto le azioni proprie in portafoglio. Mediaset ne possiede gi? 17,2 milioni, se a queste si aggiungono gli altri 70 milioni di pezzi che potrebbero essere acquistati dopo l’assemblea del 27 aprile, il totale in cassa andrebbe a sfiorare 90 milioni di titoli. Solo per i 70 milioni di azioni, nel bilancio 2005 il gruppo dovrebbe togliere dal patrimonio netto un valore non distante dai 700 milioni. Per una societ? come Mediaset, che in Borsa capitalizza 12,3 miliardi, non ? poco.
Tratto da “Il Manifesto” di venerd? 16 aprile 2005
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