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Archivio per novembre 2004

?Noi di An lavoriamo senza cercare pubblicit

16 novembre 2004 Commenti chiusi

Che la gratitudine non sia di questo mondo ? cosa nota, possiamo anche condividere che l’impegno per i cittadini da parte della politica sia un dovere e come tale vada esercitato senza nulla chiedere in cambio perch? sono anni che lo diciamo, ma da qui a negare la verit? e per giunta a scadere anche sul personale ne corre assai.
Non capiamo e certo non accettiamo l’irresponsabile comportamento dell’assessore Piazza nei confronti dell’onorevole Conte, del quale dobbiamo per? riconoscere quello che evidentemente per tanti “politici” locali e non ? un difetto grave: lavora molto ma non ama farsi pubblicit?. Cosa volete, ? un difetto di noi della destra fare per senso del dovere, purtroppo se lavori al servizio della comunit?, resta poco tempo per fare il pavone.
Grazie onorevole Conte, onorevole nei fatti e nei risultati, ancor prima che per titolo, continua cos? e, come scrisse Dante, “non ti curar di loro ma guarda e passa”. La gente vede molto ben oltre la voluta miopia di alcuni

Giorgio Aldighieri Tratto da “Lettere al Direttore” de “Il Giornale di Vicenza” di marted? 16 novembre 2004

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Costituzione europea: ”Una carta che cancella secoli di storia”

12 novembre 2004 Commenti chiusi

Mi chiedo chi rappresenti la Costituzione firmata a Roma il 29 ottobre 2004. Non ? certo espressione della nostra Europa.
Questa Carta Costituzionale cancella secoli di storia, in cui il cristianesimo ? stato il collante capace di unire popoli che provenivano da esperienze culturali differenti.
Le lobby massoniche e anticattoliche nella loro costante alleanza con i poteri forti dell’altafinanza [traduco il demente: lobby ebraiche] costruiscono la nuova Europa. Predicano la democrazia, illudendo i tanti, ma il popolo nell’azione politica ha un ruolo marginale, perch? le decisioni pi? importanti sono prese sempre dalle stesse lobby.
Tra i nuovi candidati membri dell’Unione Europea c’? la Turchia e probabilmente in futuro anche Israele, Stati che nulla hanno da condividere con noi europei: culturalmente, storicamente e geograficamente distanti e differenti da noi. [In compenso sono molto vicini tra di loro Norvegesi e Greci]
Ci auspichiamo che la ratifica alla Carta Costituzionale Europea non si limiti ad un voto parlamentare, ma che avvenga per referendum popolare affinch? si possa levare la voce del popolo: l’Europa o ? cristiana o non ?!

Fabrizio Verduchi
Presidente Italia Cristiana”Lettere al Direttore” de “Il Giornale di Vicenza” di venerd? 12 novembre 2004

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The Bush record on civil rights

12 novembre 2004 Commenti chiusi

In a rare gesture of transparency, a majority of the eight commissioners on the United States Commission on Civil Rights voted in 2002 to put the agency’s staff reports on the Internet as soon as they are completed. That way, the public can read them before the commissioners hold public hearings to discuss the staff’s findings.

The latest report – an assessment of President Bush’s civil rights record – was put on the agency’s Web site in September. But at their October meeting, less than a month before the election, the commissioners declined to discuss it. Objecting to the report’s timing, the four commissioners appointed by President Bush and the Congressional Republican leadership managed to put off any discussion until the postelection meeting, scheduled for today.

The commission owes the public a spirited debate, especially if, as the report indicates, the apparent aim of the Bush administration is to break with long-established civil rights tactics and priorities. This question takes on a new urgency with the appointment of the White House counsel, Alberto Gonzales, as the next attorney general because he was deeply involved in the formulation of administration policy on these issues in the first term.

The report, which is still available online, is a scathing 166-page assessment of an administration that has, at best, neglected core civil rights issues. It cites numerous examples of administration attempts to replace affirmative action with “race neutral” alternatives, to focus on voter fraud rather than the more insidious problem of voter disenfranchisement and to recast taxpayers’ support for religious institutions as a civil right for people of faith, rather than as a constitutional issue involving the separation of church and state.

In the most telling research into the way that Mr. Bush uses talk of civil rights to promote his own agenda, the report says that of Mr. Bush’s public statements on civil rights, only 17 percent have outlined plans of action. Of those, it says, more than half pertained to “faith-based initiatives.” It criticizes the president for using the language of civil rights – terms like “remove barriers” and “equal access” – to frame his case.

Earlier this year, the conservative commissioners simply voted down, without explanation, a staff report on language barriers in federal programs. Such disdain – for the very issues the commissioners are supposed to examine – deprives Americans of the dialogue they need and deserve. It is our hope that the conservative commissioners will engage with the issues and their fellow commissioners at today’s meeting. In any case, Americans can judge the civil rights report for themselves by going to www.usccr.gov.

Tratto da “The New York Times”

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L’Italia dimentica la tecnologia

11 novembre 2004 Commenti chiusi

Secondo l’Enea il modello di specializzazione produttiva ? inefficace

Gianni Del Vecchio

Che l’economia italiana sia in declino lo si sa da tempo. Che il declino sia dovuto soprattutto a uno scarso grado di innovazione tecnologica ? un fatto altrettanto noto. E che il basso ricorso alle nuove tecnologie sia dovuto a scarsi investimenti in ricerca e sviluppo da parte di stato e imprese ? il ritornello ripetuto da pi? parti a mo’ di giustificazione. Ma tale rappresentazione della realt? economica italiana ? corretta? Non del tutto, secondo quanto contenuto nel quarto rapporto dell’osservatorio Enea sul ruolo dell’Italia nella competizione tecnologica internazionale, presentato ieri a Roma. Secondo la ricerca dell’ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente, gli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo potrebbero essere un effetto e non la causa scatenante delle difficolt? competitive che il nostro paese si trova a fronteggiare sui mercati internazionali. Il problema principale sta nell’errato modello di specializzazione produttiva perseguito dal sistema industriale italiano. Un modello fondato su produzioni a bassa tecnologia, in settori maturi ed effettuate per lo pi? da piccole e medie imprese. Un modello inoltre basato sulla leadership di prezzo, e come tale, messo in crisi dall’entrata in scena di nazioni agguerritissime sul fronte dei costi (soprattutto del lavoro), come la Cina e gli altri paesi asiatici. In tutti i settori medium-low tech poi il grado di innovazione tecnologica richiesto ? molto basso; e di fatti le aziende italiane investono poco, ma sostanzialmente in linea con le imprese degli altri paesi a parit? di dimensioni e di specializzazione produttiva. Quindi, in definitiva, i contenuti fondi destinati all’innovazione sono da imputare principalmente a un orientamento del ?sistema Italia? verso prodotti a basso valore aggiunto, che non necessitano di sofisticate tecnologie, ma che nello stesso tempo possono essere facilmente ?aggrediti? dalle economie emergenti.

I dati raccolti dall’Enea confermano questa tesi. La quota di commercio mondiale dell’Italia ? infatti diminuita vertiginosamente negli ultimi dieci anni, sia per i prodotti high tech (dal 3,35% al 2,1%) che per quelli a basso contenuto tecnologico (dal 6,19% al 4,72%). Nello stesso modo, nel decennio ’90, la capacit? innovativa del paese, misurata in termini di numero di brevetti per milione di abitanti, ha visto un rapido e costante declino, dal 50 al 44% della media europea. La scarsa attrattivit? italiana ? poi confermata anche dall’entit? degli investimenti dall’estero: gli ide in entrata sono costantemente al di sotto della media europea, confermando la preferenza dei capitali stranieri per paesi pi? vitali, come ad esempio l’Irlanda.

Il rapporto, infine, ? utile per la scomposizione dei dati nazionali per territorio e settori produttivi. Ne emerge che, da un punto di vista geografico, il declino competitivo degli ultimi anni ha coinvolto maggiormente il Nord-ovest, mentre le altre zone scontano una dinamica sostanzialmente stagnante. Dal punto di vista dei settori invece, emergono quelli che soffrono maggiormente la concorrenza internazionale, dando contributi negativi e di elevata entit? al deficit commerciale italiano. Si tratta in particolare delle telecomunicazioni, dell’elettronica di consumo e delle macchine per ufficio.

(Tratto da “Il Manifesto” di mercoled? 10 novembre 2004)Per non saper ne leggere ne scrivere, avevo gi? annunciato le stesse cose durante il mio intervento alle serate Linux di Schio di maggio 2004

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Quelli che … Roma ladrona.

11 novembre 2004 Commenti chiusi

Bossi, in Europa il fratello e il figlio del Senat?r
Franco e Riccardo assunti a Strasburgo al seguito dei deputati leghisti Speroni e Salvini

Quando il Carroccio tuonava conro il clientelismo, il nepotismo e gli arrivisti

di Gian Antonio Stella

In attesa che Umberto Bossi sia pronto al gran rientro (auguri), la Lega Nord guarda al futuro. E ha mandato a prendere confidenza con Bruxelles e le istituzioni comunitarie, nel mentre crescono i giovani eredi Renzo, Roberto Libert? ed Eridanio, un altro paio di appartenenti alla Real Casa Senat?ria: Franco Bossi (il fratello) e Riccardo Bossi (il figlio primogenito). Assunti presso il Parlamento europeo con la qualifica di assistenti accreditati. Portaborse, avrebbero detto i padani duri e puri di una volta. Ma pagati sontuosamente. Per l’attach?, ogni deputato riceve infatti 12.750 euro. Pari a 24 milioni e 687 mila vecchie lire. Al mese. La notizia, contenuta nell?elenco ufficiale pubblicato dall?Europarlamento e facile da controllare sul sito internet www2.europarl.eu.int/assistants, non precisa che mestiere facciano i due.

Visto che l’assistente accreditato, pagato coi soldi nostri, ? il braccio operativo di ogni bravo parlamentare, si presume che parlino fluentemente alcune lingue, capiscano di economia, siano dotti nelle materie giuridiche e magari abbiano una competenza specifica in qualche settore chiave nel quale il deputato di riferimento deve destreggiarsi.

Franco Bossi, una preparazione, ce l’ha. Sa tutto di valvole, canne, pistoni, bronzine, guarnizioni, pompe ad acqua… Dopo aver studiato fino alla terza media inerpicandosi su su fino alle ?commerciali?, manda avanti infatti un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Una professionalit? che, unitamente alla passione leghista, ha spinto il Carroccio non solo a ipotizzare una sua candidatura alla Camera al posto di Umberto nel collegio di Milano 3 (dove poi, forse per evitare le accuse di far tutto in famiglia, fu scelto il medico di casa del Senatur) ma ad affidargli negli anni ruoli di spicco quali quello di c.t. della squadra di ciclismo della Padania, di socio della controversa “cooperativa 7laghi”, di membro del consiglio di amministrazione dell’Aler (case popolari) di Varese. Esperienze che a Bruxelles gli saranno utilissime.

Quanto a Riccardo Bossi, se ne sa ancora meno. Se infatti sono ormai celebri i fratelli avuti dal pap? nel secondo matrimonio, e in particolare il delfino Roberto Libert? cui il giornale La Padania arriv? a regalare per il compleanno un?intera pagina di sdiluviante entusiasmo (?Che fortuna avere 12 anni e festeggiarli in cima al Monte Paterno!?), lui ? infatti rimasto sempre piuttosto defilato. Si sa che ha 23 anni, che ? un ragazzone grande e grosso, che va matto per le auto ed ? fuori corso all?universit?. Fine. Figlio di Gigliola Guidali, la prima moglie del segretario leghista che raccont? in un’intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore (“ciao amore, vado in ospedale”) senza essersi mai laureato, pare non somigliare molto al padre. Tranne in una cosa: come il Senat?r alla sua et?, diciamo, non ? propriamente un secchione.

A scegliere come braccio destro Franco Bossi, dice il sito dell?Europarlamento, ? stato Matteo Salvini, gi? direttore di quella Radio Padania Libera che per anni ha cannoneggiato contro il clientelismo e le assunzioni in Terronia di amici, cognati e parenti. A scegliere Riccardo, lo ?zio? Francesco Speroni, che di Umberto Bossi ? stato il capo di Gabinetto al ministero delle Riforme e che in tema di nepotismo aveva gi? fatto spallucce davanti a un?altra polemica: la designazione, come presidente della provincia di Varese, di Marco Reguzzoni, marito di sua figlia Elena.

Intendiamoci: tutto il mondo ? paese. Lo ricordava gi?, ai suoi tempi, il cardinale Enea Silvio Piccolomini diventato Papa col nome di Pio II: ?Quand?ero solo Enea / nessun mi conoscea / ora che sono Pio / tutti mi chiaman zio”. La scelta del fratello e del primogenito del Senat?r per quelle due cadreghe europee, tuttavia, sia pure preceduta da altri piacerini a parenti e amici, segna il punto d?arrivo di un cammino che pareva partito con altri itinerari. Basti ricordare alcuni dei moniti di Umberto contro il ?familismo amorale? e i regali ai clientes: ?La Lega assicura assoluta trasparenza contro ogni forma di clientelismo?. ?Il nostro programma? Incrementare i posti di lavoro, eliminare i favoritismi clientelari e restituire il voto ai cittadini?. ?Non si barattano i valori-guida con una poltrona!?.
?Questo deve fare un segretario di sezione: far crescere la gente e non dare spazio agli arrivisti. Dobbiamo essere in primo luogo inflessibili medici di noi stessi se vogliamo cambiare la societ?!?.

Parole riprese e urlate in mille piazze e mille sagre e mille comizi da tutta la corte di fedelissimi, da Calderoli a Castelli, da Maroni al mitico ?Sciur C?r?t?. E impresse nel marmo della storia da un gesuitico comunicato dall?allora addetta stampa della Lega Simonetta Faverio: ?In un movimento che si propone di far la rivoluzione non ci pu? esser posto per gli arrivisti, i corrotti, i poltronari, i leccaculo, “i pentiti” e i lottizzatori. Chi si ? proposto di cambiare questo nostro povero Paese non pu? nello stesso tempo volere un posto al sole per s? o per i suoi amici, non pu? usufruire dei privilegi di cui hanno goduto i piccoli uomini politici della partitocrazia. Non pu? insomma parlare bene e razzolare male, prendendosi cos? gioco della base pulita, dei militanti, e di quei dirigenti onesti che per la causa leghista sarebbero disposti a tutto?. Parole d?oro. Premiate un paio di anni fa con la nomina di Simonetta, in quota leghista, a vice della ancillare Anna La Rosa alla direzione dei servizi parlamentari della lottizzatissima Rai.

Tratto da “Il Corriere della Sera”

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Legge Urbani, ma chi vuole le modifiche?

11 novembre 2004 Commenti chiusi

La domanda appare legittima dopo che neppure l’interessamento del ministro all’Innovazione ? fin qui riuscito a smuovere un provvedimento fermo da mesi in Commissione al Senato

Non ? finora bastato neppure l’impegno assunto dal ministro Lucio Stanca, titolare del dipartimento all’Innovazione, a sbloccare le modifiche alla contestatissima Legge Urbani tuttora ferme in Parlamento.

“Tra un paio di mesi il problema dovrebbe essere risolto”. Cos?, poco pi? di due mesi fa, Stanca si era espresso parlando delle modifiche alla normativa che si scaglia contro la pirateria via Internet e il file sharing.

Come noto, le modifiche al testo che gi? prima della sua approvazione aveva suscitato un vespaio di polemiche sono da molti mesi bloccate in Commissione al Senato. La Legge Urbani, infatti, oltre a considerare azioni criminali i comportamenti telematici di milioni di italiani si occupa anche di finanziamenti e altre misure legate al mondo dello spettacolo, ed ? su questi scogli, almeno in apparenza, che ci si ? arenati.

Anche per questo, anzi proprio per questo, tanto il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana quanto la parlamentare di Forza Italia Gabriella Carlucci, pur con diverse sfumature, hanno recentemente chiesto lo stralcio delle norme da modificare. Un modo per realizzare rapidamente un nuovo provvedimento che su una corsia preferenziale potesse portare a quelle modifiche che a parole tutti, almeno in Parlamento, dicono di volere.

Sulla questione fin qui non si ? espresso il senatore Asciutti, Forza Italia, che guida la Commissione del Senato dove a tutt’oggi ? depositato il DL delle modifiche. E non hanno espresso una opinione lo stesso ministro Stanca o il ministro Giuliano Urbani, il cui nome ? associato a questa contestatissima disposizione normativa. Ed ? quindi ovvio che l’iniziativa politica su questo fronte sia fin qui pressoch? inesistente.

Inevitabile dunque chiedersi se queste modifiche – che tutti a parole dichiarano necessarie – ci sia davvero qualcuno che voglia davvero realizzarle. ? una domanda che gira sempre pi? spesso in rete assieme all’incredulit? per l’intera vicenda della Legge Urbani, degli impegni assunti dal Governo e dalla maggioranza all’atto dell’approvazione, della severit? di norme che praticamente a tutti sono sembrate sbagliate persino prima di essere approvate.

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Un’inutile powerpoint da 8 miliardi di sterline.

9 novembre 2004 Commenti chiusi

Why are meetings so boring?
By Duncan Walker

Turgid business meetings are said to cost the UK ?8bn a year. Everyone has to go to them, so why must they be so awful?

It’s not just the complimentary beakers of lukewarm orange juice and trays of sandwiches that go to waste.

By the time the typical business presentation drones to an end the interest levels of the average listener will have curled up far faster than the crusts left for the cleaners.

The glazed expressions elicited by this army of Power Point-crazed middle managers costs the country about ?8bn a year in wasted time, a study suggests.

Why then, if there must be meetings, are they so often deathly dull?

SEVEN HABITS OF HIGHLY INEFFECTIVE SPEAKERS

Over-reliance on slides
Using a conversation voice
Umming and erring instead of pausing
Lack of eye contact
Repeatedly ‘clicking’ a pen
Bad jokes
Lack of enthusiasm

Dogged belief
Max Atkinson, who teaches public speaking techniques to business folk, points the finger of blame at slide shows.

“In a lot of organisations it’s not regarded as a proper presentation unless there’s slides,” he says.

This dogged reliance on “visuals” detracts from a speaker’s eye contact with the audience. And used as a support by the nervous speaker, gimmicks become more important than delivery and enthusiasm for the subject.

“The extraordinary thing is that even people who don’t like being on the receiving end when they’re sitting in an audience still use the same slide-dependent approach when making presentations themselves,” adds Mr Atkinson.

Travel expenses
A visiting professor at Henley Management College, he has calculated that if the average ?30,000-a-year manager spends one hour a week in meetings where they don’t pay attention, the total cost to British industry is ?7.8bn a year.

Include preparation time, the cost of providing refreshments, hiring venues and equipment, travel expenses and other assorted expenses and the figure grows even more.

Yet still this self-defeating cycle continues, with thousands “attending presentations, from which they are getting little or no benefit”.

Another guilty party is those who, in true David Brent style, insist on telling bad jokes in a desperate attempt to keep the audience on-side. Others constantly fidget, fail to make eye contact or use their normal speaking voice when more attention should be paid to intonation and pauses.

Nobody is immune from the danger of being coerced into attending a boring meeting, says Mr Atkinson, but those likely to be addressed by finance directors or the IT department are in particular danger, he says.

Bubbling along
So can the British boardroom be rescued from these legions of monotone, fumbling Power Point diehards?

Mr Atkinson has a few tips for those who want to up their game. The ability to use metaphor, storytelling and rhetoric help keep interest levels bubbling.

And nothing is more important than the speaker having a passion for their topic.

“There’s no such thing as a boring subject, only boring speakers,” says Mr Atkinson. “A year ago I heard a guy give a speech about the history of pensions and he had 800 people rapt for an hour.”

Tratto da: BBC News Magazine

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