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Archivio per 24 novembre 2004

Dieci falle per me

24 novembre 2004 Commenti chiusi

autore purtroppo anonimo

Ho visto un PC che moriva per spyware,
ne ho visto un altro che pi? RAM non ha.
Nessun worm mai ti pu? ferir di pi?
di un grande virus che ti formatta l’hard disk.

Dieci falle per me
posson bastare
dieci patch per me
voglio dimenticare

dialer truffaldini da eliminare
e bollette Telecom sulle quali morire.
Dieci falle per Windows
solo per Windows.

Una la voglio perch? fa bene crashare.
Una la voglio perch?
ancor non sa cosa vuol dir l’exploit.
Una soltanto perch?
ha fatto conoscere a tutti il mio PC.
Dieci falle cos?
che dicon solo di s?.

Vorrei sapere chi ha detto
che non vivo pi? senza IE.

Matto
quello ? proprio matto perch?
forse non sa
che posso avere un firewall per il giorno
un’antivirus per la sera
per? quel matto mi conosce perch?
ha detto che non ne val la pena.

Dieci falle per me posson bastare
dieci patch per me
io voglio dimenticare
dialer truffaldini da eliminare
e bollette Telecom sulle quali morire.

Dieci falle cos?
che dicon solo di s?

Vorrei sapere chi ha detto

Dieci falle per me
dieci falle per me
dieci falle per me

per? io formatto per te
per? io formatto per te.

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Senato: Palazzo Madama bloccato da un worm

24 novembre 2004 Commenti chiusi

Una nota diramata direttamente da Palazzo Madama conferma le voci che circolavano sul web circa un presunto blocco delle funzioni informatiche all’interno degli uffici del Senato a causa di un non meglio precisato worm.

Nella nota si legge: ?La rete interna del sistema informatico del Senato ? stata bloccata luned? mattina a seguito della diffusione di un “virus” di nuova concezione che, in quanto tale, non poteva essere riconosciuto e intercettato dagli appositi filtri di protezione [...] La bonifica ? tuttora in corso. ? stata data priorit? agli uffici connessi all’attivit? parlamentare, Assemblea e Commissioni in primo luogo?.

Si rimanda ancora al testo del comunicato ufficiale per le note circa il worm responsabile del problema: ?Va precisato che il virus in questione – in gergo definito “worm” e censito oggi stesso a livello internazionale con il nome “WORM_RBOT.ZY” – secondo i primi accertamenti non provoca alcun danno al disco rigido dei singoli pc, avendo come unica finalit? quella di intasare e bloccare la rete interna. Nessun dato risulta alterato o compromesso nelle banche dati di Palazzo Madama?. Tale indicazione risulta parzialmente minata dal fatto che il worm apre una backdoor tramite la quale un hacker potrebbe entrare in possesso di dati contenuti nel sistema o accedere ad eventuali webcam connesse alla rete.

Sophos riporta la notizia chiarendo come il worm sia semplicemente una variante della famiglia “Rbot” e non nasconde la possibilit? che l’infezione sia voluta e mirata. Il worm a quanto pare porrebbe infatti sul desktop immagini di chiara matrice omosessuale, il che va direttamente ricondotto a quanto successo nelle ultime settimane nello scontro tra alcuni organi di governo e la comunit? gay: partendo da Buttiglione (noto il caso emerso presso la Commissione dell’UE) fino a Fisichella (reo di aver licenziato Dario Mattiello, poliziotto gay) si ? giunti anche a manifestazioni di piazza che hanno interessato proprio Palazzo Madama.

Intervenendo sull’accaduto il senatore Fiorello Cortiana avrebbe espresso amara disapprovazione circa la scelta di metodo per questa offensiva (potenzialmente negativa e dannosa proprio per gli ideali portati avanti) ed una piccola nota sarebbe stata rilasciata anche sotto un altro punto di vista: secondo Cortiana l’uso di software libero avrebbe impedito l’emersione di tale problematica, dunque un maggiore coraggio da parte delle istituzioni nell’intraprendere il percorso open source potrebbe salvaguardare la sicurezza di taluni sistemi informatici (quali quelli governativi) particolarmente essenziali.

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Analisi delle destre americane

24 novembre 2004 Commenti chiusi

Il lato oscuro dei padri pellegrini

La difesa della repubblica americana in nome di una libert? regolata dai princip? del libero mercato. E un attivismo teso a consolidare l’alleanza tra fondamentalismo religioso e individualismo proprietario in vista di una ?massificazione culturale? che abbia come asse la critica alla ?societ? edonistica?
Alcuni elementi per costruire una mappa filosofica e politica della destra neoconservatrice statunitense.
Dal superamento delle correnti ?tradizionalista?, ?anarco-capitalista? e ?isolazionalista? alla definizione di una visione imperiale del mondo da affermare con il ricorso a una pura politica di potenza

CARLO ALTINI

Terminata l’onda emotiva che ha accompagnato le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, ? giunto il momento di tracciare una mappa filosofico-politica sulle diverse destre americane, indispensabile operazione per poter avviarne un’analisi di lungo periodo che non si limiti alle questioni legate alla recente cronaca. Il primo elemento da cui partire ? la constatazione del fatto che la destra americana, oggi culturalmente egemonica dopo il grido di allarme contro il relativismo culturale lanciato da Allan Bloom con The Closing of the American Mind (1987), ? composta da una pluralit? di tendenze contraddittorie. Un altro fattore di cui fare tesoro ? la sconfitta della sua componente ?tradizionalista?: nella discussione pubblica della destra americana contemporanea ci sono infatti tracce sempre pi? labili del suo tradizionale appello a ?misura e moderazione?, n? della sua vocazione isolazionista.

All’opposto, sono invece predominanti una marcata vocazione ideologica, una spinta verso l’omogeneizzazione politico-culturale del mondo globale e la metafisica del progresso capitalistico che, nel passato, tanto ?orrore? aveva suscitato nei conservatori classici, ispirati da un concetto di ordine politico fondato sul rispetto della ?variet?? della tradizione locali. Anche per la variante ?libertaria? non ? andata meglio: eccetto che per il dominio del libero mercato, ? stato sconfitto il suo concetto-chiave, lo stato minimo in politica economica, culturale ed estera. Maggiore fortuna ha avuto invece il fondamentalismo religioso della New Right di Pat Buchanan e Jerry Falwell, che ha visto affermarsi orientamenti quali il millenarismo, il populismo e il militarismo. Dunque sono proprio i neoconservatori del Project for the New American Century (alleati con la destra repubblicana di Cheney e Rumsfeld, ma ?nemici? delle tradizionali correnti moderate del partito repubblicano) ad essere coloro che hanno tratto i maggiori vantaggi dalla riorganizzazione interna della destra americana.

La destra plurale

Questi sono tuttavia elementi noti al lettore de il manifesto. Per avere una visione aggiornata delle coordinate politico-filosofiche del neoconservatorismo, conviene allora circoscrivere alcuni elementi teorici, lasciando da parte quelle posizioni di destra definite spesso in termini di ?spazzatura culturale? (movimenti razzisti, fascisti e antisemiti) e le derive religiose fondamentaliste. Malgrado questa limitazione dell’analisi, rimane comunque sul terreno una variet? di orientamenti, che sconfina in una notevole disomogeneit? (ben rappresentata dall’?ecumenismo? della National Review di William Buckley): infatti ? difficile, se non impossibile, tenere insieme virt? repubblicane e teorie dello stato minimo, tradizionalismo e capitalismo, aristocraticismo e ruralismo, anticomunismo ?internazionalista? e isolazionismo. Queste contraddizioni sono ben rappresentate dall’anima ?plurale? della Old Right, divisa nel secondo dopoguerra tra tradizionalisti etico-sociali (Russell Kirk), libertari isolazionisti (Frank Chodorov) e ?fusionisti? (Frank Meyer).

Tre tendenze, quest’ultime, oramai minoritarie, ma che hanno comunque conosciuto aggiornamenti che hanno contribuito a quell’occupazione della scena pubblica che ha contraddistinto l’opera della destra ?culturale? statunitense. Negli ultimi decenni l’eredit? libertaria della Old Right ? stata, ad esempio, rielaborata soprattutto da Murray Rothbard, mentre quella tradizionalista ? stata recuperata da Paul Gottfried e Claes Ryn (critici radicali degli straussiani e della deriva antistoricistica della destra americana contemporanea).

A partire dai contributi del tradizionalismo (? la Burke), Gottfried e Ryn sono accomunati da una rivalutazione del senso storico e della ?coscienza storica? in chiave idealistica. Gottfried (The Search for Historical Meaning; The Conservative Movement; After Liberalism) intende recuperare il conservatorismo moderato di Hegel, sganciandolo cos? dal monopolio del marxismo critico e dialettico, per recuperare cos? la dimensione profondamente teoretica del conservatorismo politico: in particolare, lo scopo ? quello di procedere alla reinterpetazione del concetto hegeliano di dialettica, sottolineandone gli elementi di ?sintesi?. Gottfried insiste allora sullo stretto legame etico ed epistemologico tra coscienza storica e pensiero conservatore interpretando la mediazione hegeliana come elemento distintivo del carattere ?cumulativo? e ?continuistico? della civilt? occidentale. Attraverso il recupero di Benedetto Croce e Irving Babbitt, e riaffermando la centralit? della dimensione etica, Ryn (Democracy and the Ethical Life; New Jacobinism; America the Virtuous) intende invece ridefinire il concetto di storicismo, nella sua capacit? di ?cogliere l’universale come potenzialit? immanente nella storia?, allo scopo di superare il ?relativismo individualistico?, considerato da questo studioso la malattia mortale della societ? contemporanea. Attraverso la ridefinizione di uno storicismo fondato su un ordine morale trascendente e universale, Ryn intende cos? ricomporre democrazia e ?vita buona?, allo scopo di abbandonare tanto il ?razionalismo intellettualistico? quanto lo ?storicismo relativistico?. In questa prospettiva, pur mantenendo le proprie caratteristiche di principio etico universale, il diritto naturale manifesta cos? la propria concretezza in azioni morali storiche.

Il libertarismo anarco-capitalista di Rothbard (L’etica della libert?; La libert? dei libertari) trova espressione nel Libertarian Party fondato da David Nolan nel 1971 e nell’Americans for Tax Reform fondato da Grover Norquist nel 1985. L’anarco-capitalismo si fonda su alcuni princ?pi elementari: individualismo, economia di mercato, libera concorrenza, radicale limitazione degli interventi governativi nella vita dei cittadini, rifiuto del welfare e di ogni forma di pianificazione regolativa, difesa assoluta della libert?, dei diritti e della propriet? privata, isolazionismo e anti-interventismo. Proprio perch? ? impossibile concepire un’azione politica non coercitiva, tutte le funzioni tradizionalmente affidate allo Stato (non ?solo? istruzione, trasporti e ricerca scientifica, ma anche sicurezza, giustizia e difesa) devono essere dunque lasciate all’iniziativa privata, cos? che lo stato monopolistico, oppressivo e inefficiente possa lasciare spazio al sorgere di piccole comunit? spontanee e autogestite.

E tuttavia, nonostante il lavoro di revisione a cui sono state sottoposte, queste due tradizionali correnti antagonistiche della destra americana soano ormai del tutto minoritarie (soprattutto la versione tradizionalista), nella lotta per il predominio politico-culturale. Infatti, all’interno della destra americana oggi non rivestono tanto un ruolo determinante gli allievi di Leo Strauss (come molta pubblicistica vorrebbe far credere, esaltando il ruolo politico svolto dal filosofo ebreo tedesco nella formazione del neoconservatorismo), quanto la New Right e i neoconservatori.

Le regole della libert?

Un discorso a parte andrebbe inoltre fatto per la filosofia sociale (il cui principale esponente ?politico? ? oggi Michael Novak, vicino ai neocons) e per la sua insistenza sul concetto di ?libert? regolata? che deve condurre a una vita sociale ?ragionata? in grado di fondare le ragioni morali del capitalismo.

Per tornare ai cosiddetti ?straussiani?, si pu? tranquillamente affermare che si sono confrontati soprattutto sullo statuto teorico del conservatorismo, occupandosi di storiografia politica, con particolare riferimento agli scritti dei Founding Fathers e al dibattito sui Federalist Papers. All’interno delle differenti ?scuole? straussiane, la separazione pi? netta si ? verificata tra Harry Jaffa, Walter Berns e Thomas Pangle intorno al rapporto tra diritto naturale, virt? e costituzionalismo. Agli occhi di Berns (The First Amendment and the Future of American Democracy; Taking the Constitution Seriously) e, soprattutto, di Jaffa (The American Conservatism and the American Founding; The New Birth of Freedom), i redattori della Costituzione, nel loro richiamo a dio e alla legge naturale, non guardarono solo a Locke, ma anche e soprattutto ad Aristotele, cos? che la loro concezione dei diritti non pu? essere disgiunta da quella di virt?, vero fondamento del repubblicanesimo e del federalismo: nella sua ispirazione ai criteri della legge naturale classica la costituzione americana non pu? essere interpretata come un documento semplicemente ?legalistico? a protezione delle libert? delle piccole comunit?, ma come strumento per la fondazione di una repubblica virtuosa e ben ordinata (e quindi in qualche modo ?centralizzata?).

L’interpretazione esattamente contraria viene invece fornita da Pangle (The Spirit of Modern Republicanism; The Learning of Liberty). Sulla scorta degli insegnamenti di Hobbes e Locke, la dottrina del diritto naturale contenuta nella Dichiarazione spinge verso la creazione di una forma di governo che renda possibile garantire i diritti degli individui, la cui difesa ? dipesa dall’abilit? dei Founding Fathers di disegnare un sistema costituzionale all’interno del quale le differenze morali non avessero rilevanza politica: il carattere antitradizionale della Dichiarazione ? dunque la pi? coerente espressione della filosofia politica moderna (i cui limiti sono stati sottolineati da Strauss, che da questo punto di vista esprimerebbe dunque un moderato ?antiamericanismo?).

I neoconservatori rappresentano invece, dall’inizio degli anni Settanta, la novit? pi? radicale nel panorama della destra americana. Pur nelle differenze presenti tra i principali esponenti di questo movimento (gli ormai famigerati Francis Fukuyama, Robert Kagan, William Kristol, Michael Ledeen, Paul Wolfowitz ed altri, oltre al fondatore Irving Kristol e ai suoi sodali Daniel Bell, Jeane Kirkpatrick e Norman Podhoretz), ? necessario sottolineare l’interpretazione ?innovativa? della natura del mondo post-1989 che i neocons hanno elaborato rispetto alla tradizione conservatrice.

In primo luogo, si tratta di una politica estera ?rivoluzionaria? e antiromantica, fondata su una radicale sfiducia nel razionalismo e su una concezione attivistica del mutamento e del globalismo politico, del tutto aliena alla tradizione del realismo politico e al tradizionalismo Old Right. Infatti, solo durante la guerra fredda, con l’anticomunismo interventista ? la Burnham, era emersa una visione planetaria della politica americana, i cui caratteri non erano comunque univocamente internazionalisti. Un altro aspetto che contraddistingue i neocons rispetto ai conservatori ?classici? consiste nel fatto che essi non rifiutano l’etichetta di ?ideologi? ma, al contrario, se ne appropriano perch? considerano le loro teorie ?utopiche? non strettamente legate all’emergenza politica, ma a una profonda riflessione teorica sull’epoca globale, caratterizzata dalla crisi istituzionale e morale delle democrazie occidentali, causata soprattutto dal cortocircuito tra individualismo proprietario e massificazione culturale (da notare che sul tema della crisi morale della societ? edonistica e materialistica si sono stabilite le alleanze dei neocons con i movimenti fondamentalisti cristiani).

Politica di potenza

L’ideologia neocons non ? per? solo relativa alla politica estera. Proprio perch? le origini di alcuni neocons affondano nel terreno della cultura liberal (in alcuni casi anche nel trotzkismo), non ? del tutto estraneo ai loro programmi l’intervento del governo in materia di politiche economiche di investimento (ma non di politiche redistributive, se non in vista di un welfare ?moderato? che possa contribuire alla stabilit? morale della societ? americana). I neocons scompaginano dunque il panorama del tradizionale conservatorismo americano negando la centralit? della tradizione socio-culturale, della moderazione politica, del federalismo e dell’isolazionismo. Al contrario, essi fondono due elementi minoritari nella tradizione di destra (il darwinismo sociale e l’interventismo ?internazionalista?) con un elemento che ne ? stato invece spesso estraneo, la concezione ?attivistica? dell’ideologia intesa come elaborazione di una concezione del mondo imperiale e ?progressiva?, da forgiare attraverso metodi ?rivoluzionari? e con il ricorso a una pura politica di potenza.

A questo punto, conviene per? chiedersi se il conservatorismo, inteso nella sua ?essenza? come atteggiamento culturale nei confronti del ?mondo?, non sia in qualche modo un-American. Da un punto di vista filosofico, l’errore ?tipico? del conservatore consiste infatti nel nascondere che il rispetto della tradizione attualmente vigente non sarebbe stato consentito dal conservatorismo, cio? senza discontinuit? all’interno della tradizione stessa. Ma gli Stati uniti sono nati attraverso una rivoluzione che opponeva i conservatori, che sostenevano ?trono e altare?, ai liberali, che invece reclamavano il ruolo politico dei diritti individuali e della sovranit? popolare come limite del potere e fonte del diritto. Oggi quel conservatorismo ?europeo? (fondato su retaggi della tradizione feudale) non ha pi? rilevanza politica, mentre quel liberalismo di fine Settecento dovrebbe costituire il sostrato comune con cui dovrebbero identificarsi non solo i progressisti, ma anche i conservatori, all’interno dei quali, non a caso, milita un gruppo il cui nome ? Daughters of the American Revolution.

Tratto da “Il Manifesto” di marted? 23 novembre 2004

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?Un sistema semplice e soprattutto giusto per pagare meno tasse?

24 novembre 2004 Commenti chiusi

Tutti parlano di ridurre le tasse, mi sembra per? che si voglia pagar meno per pagar meno. Ho un’idea diversa che vorrei sottoporle. Abolizione dell’Iva, tassa profondamente ingiusta che pagano anche i morti di fame e che viene indicata come motore del “nero” nel nostro paese. Abolizione dell’Irpeg e dell’Irap, inutili sovrastrutture fiscali. Trasferimento del gettito Iva, Irpeg e Irap nell’Irpef con fasce di imposizione molto differenziate: dieci, venti aliquote al posto di due o tre.
Utilizzo solo della moneta elettronica. Ogni scambio monetario riferibile ad un codice fiscale. La tecnica sostanzialmente quella di Postepay e il sistema gestito dalla Banca Europea, senza costi per l?utente. Imposizione fiscale sulla base delle reddito della persona, la maggiore compressione di un periodo particolare rimediata con tassazione negativa nel periodo fiscale successivo, reddito della persona sulla base dell?intera esistenza. Sistema semplice, lineare e soprattutto giusto.

Gualtiero Giovanni Tratto da “Il Giornale di Vicenza” di mercoled? 24 novembre 2004

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Nomadi ? Assolutamente contrario al progetto di Schio?

24 novembre 2004 Commenti chiusi

? di questi giorni la notizia, apparsa sul suo giornale, che la giunta comunale di Schio, citt? dove risiedo, ha approvato uno stanziamento pari a 40 mila euro da destinare all’adeguamento di un’area in zona industriale dove dimora da anni una nota famiglia di nomadi. Sono veramente allibito nell’apprendere come i soldi dei contribuenti siano scialacquati – e sottolineo scialacquati – in tale maniera.
Non riesco a credere che questa giunta, come del resto quella che l?ha preceduta, sia cos? prodiga nei riguardi della ?minoranza nomade?; evidentemente nessuno dei votanti ha avuto il piacere di scoprire che la propria abitazione ? stata ritenuta… come dire, ?interessante?, dai signori accampati in zona industriale e, mi creda, parlo con cognizione di causa.
Poveri illusi, credono di poter porre qualche veto alla durata della permanenza di eventuali parenti ospitati al campo; forse non hanno capito o forse fanno finta di non capire, con il loro ?buonismo?, che questi ?poveri nomadi? se ne infischiano delle regole e vivono oltre ogni confine della legalit?.
Sarei veramente curioso di sapere se coloro che hanno votato questa delibera credono di avere rappresentato la volont? della maggioranza degli scledensi e, a tal proposito, mi piacerebbe sentire i commenti entusiastici di tutti quei titolari le cui ditte confinano con l?accampamento.
Caro direttore, l?indignazione ? superata, siamo oramai al grottesco; 40 mila euro dei contribuenti per assistenza ai nomadi! Cos?altro aggiungere? All?illuminato reggente dell?assessorato ai servizi sociali augurerei di ricevere quanto prima una visita da parte dei suoi amici, magari accampati con qualche decina di magnifiche roulotte sotto casa sua, cos? da scoprire con quali proventi vivono. Chiss? se dopo sarebbe ancora cos? munifica nei loro confronti ma, si sa, chi sbaglia in buona fede non si pu? biasimare! Magari farebbe ricadere la colpa sulle forze dell?ordine che non vigilano abbastanza?

Giovanni Zanella
Tratto da “Il Giornale di Vicenza” di mercoled? 24 novembre 2004

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Le due Simone ?Mi sembra improprio parlare di rapimento?

24 novembre 2004 Commenti chiusi

Dopo il ritrovamento del cadavere della pacifista inglese barbaramente assassinata (ricordo che era in Iraq da 30 anni ed era sposata con un iracheno) mi piacerebbe che le persone che fino ad ora hanno sostenuto le due Simone mi spiegassero come mai tanta differenza.
Tutte pacifiste e in Iraq per aiutare la popolazione ma, mentre la pacifista inglese era maltrattata e costretta a dichiarazioni disperate tramite video e definitivamente assassinata, delle due italiane non se ne sapeva pi? nulla salvo poi riapparire candide e sorridenti quasi uscite da una vacanza un po? alternativa.
Mi sembrano due episodi troppo diversi perch? si continui a parlare di rapimento delle due Simone; intendiamoci, nessuno voleva/pretendeva ci scappasse il morto, per? vista la somiglianza nelle interpreti e la diversit? del finale della vicenda i dubbi continuano ad aumentare…

Alessandro Ghiotto Tratto da “Il Giornale di Vicenza” di mercoled? 24 novembre 2004

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