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Archivio per novembre 2004

Diminuzione tasse o aumento balle?

30 novembre 2004 Commenti chiusi

Calo tasse per 40,7% contribuenti

Lo afferma Relazione Tecnica all’emendamento del governo

(ANSA) – ROMA, 30 NOV – Il calo dell’Irpef interessera’ 4 contribuenti su 10 (risparmio medio di 369 euro), dice la Relazione tecnica all’emendamento fiscale. Invece per il 59,3% dei cittadini ‘non si manifestano modifiche di prelievo’. Ci saranno anche 13 mila contribuenti ’sfavoriti’ con un ‘aggravio medio di imposta pro-capite pari a circa 50 euro’, dice la Relazione Tecnica all’emendamento fiscale del governo depositata al Senato.

Ulteriori raccapriccianti dettagli da LaVoce.info:
Si legge taglio, si scrive aumento
Le famiglie dopo la riforma fiscale
La Finanziaria dei non autosufficienti
Il collasso della Finanziaria

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A parole son tutti bravi

29 novembre 2004 Commenti chiusi

Cooperazione, Italia non verser? nel 2005 100 mln a fondo Aids

L’Italia non pagher? neppure nel 2005 (cos? come ha fatto nel 2004) i 100 milioni di euro che aveva promesso al Fondo per la salute e la lotta all’ Aids, la cui istituzione fu annunciata dai leader del G8 al termine del vertice di Genova nel 2001. Lo ha detto Giuseppe Deodato, direttore generale per la cooperazione italiana allo sviluppo del ministero degli Affari esteri, nel corso di un convegno a Bologna.

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Aggiornamento o Virus? Morti 60.000 PC al Ministero del Lavoro inglese

29 novembre 2004 Commenti chiusi

DWP kills 60k+ PCs in Windows XP upgrade lash-up

By John Lettice

Updated Most of the desktop computers in the UK’s Department for Work and Pensions were paralysed for four days on Monday, when a failed upgrade took them offline. The outage, covering 75-80 per cent of the DWP’s 80,000 PCs, is one of the largest in the UK Government’s not entirely impressive IT history.

And possibly one of the most costly. According to staff reports the outage occurred on Monday afternoon, disconnecting staff email, benefits processing and Internet and intranet connectivity. According to one, a limited network upgrade from Windows 2000 to Windows XP was taking place, but instead of this taking place on only a small number of the target machines, all the clients connected to the network received a partial, but fatal, ‘upgrade.’

Another source says that the DWP was trialing Windows XP on a small number (“about seven”) of machines. “EDS were going to apply a patch to these, unfortunately the request was made to apply it live and it was rolled out across the estate, which hit around 80 per cent of the Win2k desktops. This patch caused the desktops to BSOD and made recovery rather tricky as they couldn’t boot to pick any further patches or recalls. I gather that MS consultants have been flown in from the US to clear up the mess.” EDS is also thought to be flying in fire brigades.

If these claims are true the DWP could face grave difficulties in rolling all of its machines back to their previous, working state. Staff from Microsoft and EDS are reported to have been working around the clock to dig the Department out of the pit, while speaking on the Today programme this morning a spokeswoman amusingly insisted that the Department’s systems had not in fact fallen over. They were working, it was merely the case that “80 per cent of desktop computers are not connecting through to the mainframe systems.”

So that’s cleared that up then. She added that the emergency payments system was “working perfectly.” The emergency system appears to have kicked in on Wednesday, and the Department was preparing a press release on the matter yesterday. No sign of it this morning, yet.

Reports coming in this morning however suggest that at least some of the DWP’s systems are coming back online.

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Un taglio delle tasse da trenta cappuccini

28 novembre 2004 Commenti chiusi

di Eugenio Scalfari

ANZITUTTO la leggibilit?: questo emendamento sulla riduzione dell’Irpef ? illeggibile, c’? scritto tutto e il contrario di tutto, si usano parole e riferimenti privi di spiegazioni comprensibili. Non ? neppure un messale scritto in “latinorum” (che Renzo Tramaglino rimproverava a don Abbondio di usare per confondere e turlupinare i poveri diavoli) ma scritto in sanscrito.

Profittando di questa oscurit? di linguaggio, entrano in scena le veline.

Nei giorni scorsi ne sono partite a centinaia verso le redazioni dei giornali e soprattutto delle televisioni. Il pubblico deve pur capire, che diavolo! Perci? le veline che “volgarizzano”. Sintetizzano.

Mettono in chiaro l’indecifrabile.

Dunque viva le veline che provengono dagli uffici di Bondi, di Bonaiuti, degli uffici stampa di Palazzo Chigi e di Palazzo Grazioli. Attenzione: poich? il testo e le annesse tabelle sono ermetiche, le veline hanno campo libero per manipolare. E manipolano, eccome se manipolano.

Cos? un’operazione risibile nei risultati positivi ma drammatica per le implicazioni negative che ne derivano viene presentata come “storica”, “epocale”, “decisiva per il rilancio dell’economia”, “svolta mai effettuata fino ad ora nella storia d’Italia”.

Solo Berlusconi (sembra impossibile) si ? lasciato scappare una frase di verit?, non so se per imprudenza o per metter le mani avanti anticipando l’unico vero risultato che verr? fuori da questa follia. Ha detto (nella conferenza stampa con la quale ha presentato il suo master plan): “Non mi illudo che un intervento come questo possa dare un impulso straordinario ai cittadini. Ci sar? un vantaggio, ma in economia l’impulso vero si ha con la diminuzione delle tasse in deficit”.

Avete capito bene? Non so chi gliel’ha suggerita questa solenne sciocchezza, forse ? una reminiscenza keynesiana da autodidatta. Comunque, voce dal sen fuggita che contiene due verit?: la manovra strombazzata avr? effetti pratici irrilevanti e, alla fine, produrr? lo sfondamento del deficit.

Alla faccia del ministro del Tesoro, detto Mimmo, e del Ragioniere generale dello Stato, che ne hanno autenticato la solidit? (incautamente).

Chiedo scusa ai lettori, gi? frastornati da quattro giorni di tabelle e di improbabili volgarizzazioni imbonitorie, ma dovr? ora tediarli con qualche cifra che serva a chiarire e non a confondere. Cercher? di farlo con la massima parsimonia.

1. C’era anzitutto da colmare un buco di 2 milioni e mezzo della manovra effettuata lo scorso luglio. Forse ve la siete scordata, ma gi? a luglio il nostro bilancio stava per sfondare il deficit e le agenzie di rating, quelle che danno le pagelle ai titoli del debito pubblico, erano pronte a ribassare il voto provocando uno sconquasso sul nostro bilancio e sul mercato dei titoli. Perci? una “manovrina” da 5 miliardi tra tagli, tasse e condono (edilizio). Senonch? il condono dette poco o nulla. Di qui il buco. Per colmarlo entro la fine dell’anno il governo ha dovuto emanare l’altro ieri sera un decreto imponendo a banche e assicurazioni di anticipare entro il corrente mese di dicembre il pagamento delle tasse dovute nel 2005.
Perci? l’erario incasser? 2 miliardi e rotti in anticipo, che naturalmente gli mancheranno nell’esercizio 2005.

2. Simultaneamente il governo ha deciso di spostare dal 2004 al 2005 il pagamento della seconda e terza rata del condono edilizio per una cifra pi? o meno eguale a 2 miliardi. Mi permetto di attirare l’attenzione dei lettori su questo modo di procedere estremamente singolare: con una mano Siniscalco (Mimmo) fa anticipare i pagamenti dovuti da banche e assicurazioni mentre con l’altra mano fa slittare in avanti le rate del condono. La cifra ? pi? o meno identica, sono sempre quei maledetti 2 miliardi che vanno avanti e indietro.
Ma perch?? Questo mistero mi ha impensierito per qualche minuto, ma poi ho trovato la quadra, come dice Bossi: il condono edilizio, gi? bandito da vari mesi, non ha dato quasi nulla. Di qui il buco del 2004. Allora lo si fa slittare al 2005 facendo finta che, improvvisamente, dar? finalmente il denaro atteso. Al suo posto l’anticipo di tasse per analogo importo. Avanti e ndr? che bel divertimento, cantava l’antica filastrocca per bambini. Non si capisce per? per quale motivo il condono del 2005 dovrebbe fornire i denari che non dette nel 2004.

Mimmo e Grilli hanno garantito che li dar?. Ma se si sbagliassero, come ? molto probabile? Che cosa resterebbe della copertura per ridurre l’Irpef, visto che quei 2 miliardi ne costituiscono la parte pi? cospicua?

3. In teoria la manovra sull’Irpef vale 6,5 miliardi. Ma dalle criptiche tabelle si scopre che questa cifra, che sar? iscritta nel bilancio di competenza, non coincide con il bilancio di cassa. Cio? i soldi effettivamente fruiti dai contribuenti nel corso del 2005 non saranno 6 miliardi e mezzo ma soltanto 4,3 miliardi. Come mai? Risposta: i lavoratori dipendenti avranno effettivamente i loro sconti di imposta a partire dalla busta paga del 27 gennaio, ma tutti gli altri contribuenti cominceranno a beneficiarne soltanto nel 2006. Lo scossone all’economia nel 2005 non sar? dunque determinato da quei miseri 6,5 miliardi bens? dai miserrimi 4,3. Tutto questo casino (scusatemi) per 4,3 miliardi di euro. Svolta epocale? Viene solo da ridere.

4. Chi sono i beneficiari della svolta epocale? Le veline diramate dai saltimbanchi della manipolazione (ecco a che cosa serve avere il monopolio della Tv, per chi non l’avesse ancora capito) affermano che gli sgravi sono concentrati sui redditi pi? bassi, e lo affermano con sicurezza assoluta. Danno le percentuali: chi ha minore reddito avr? sconti del 10 per cento, chi sta appena un po’ pi? in su avr? sconti dell’8 e poi, via via che si sale per la scala reddituale, la percentuale di sconto diminuisce fin quasi allo 0 per i redditi da capogiro. Tutto esatto. Ma quello che conta non sono le percentuali bens? le cifre assolute.

Uno sconto dell’8 per cento su un reddito di cento equivale appunto a 8 euro; uno sconto del 4 per cento su un reddito di mille equivale a 40 euro.

Uno paga 8 euro di meno, l’altro, pur ricco, ne paga 40 di meno. ? poco pi? di niente per tutti e due, ma la disparit? si vede ed ? grossa.

5. Naturalmente i poveri e i quasi poveri sono molti; i benestanti sono parecchi; i ricchi sono pochi e gli ultraricchi pochissimi. Cerchiamo dunque di capire a chi vanno quei 6,5 miliardi (4,3 nel 2005). Bisogna a questo punto guardare dentro alle varie fasce di reddito e vedere quanti sono quelli che ne fanno parte. Da reddito 0 a reddito di 40 mila euro l’anno il beneficio fiscale va da 0 a 40 euro al mese. I poveri non prendono nulla, per i quasi poveri e i meno poveri fino al ceto medio che comunque fatica ad arrivare a fine mese i vantaggi sono questi: da 0 fino a 40 euro mensili. Prendo la cifra massima: 40.

Equivale a una modesta cena al ristorante per due persone.

O a trenta cappuccini al mese in pi?. O a pagarsi un paio di medicine di quelle che lo Stato non pagher? pi?. Sapete quanti sono i cittadini compresi nella fascia da 0 a 40 mila euro di reddito? Sono il 75 per cento del totale.

Sapete quanta parte della manovra va a questo 75 per cento? Un miliardo e 800 mila euro. Poich? le cifre non sono opinioni il risultato ? il seguente: il 75 per cento dei cittadini beneficia del 36 per cento della manovra, mentre il 25 per cento dei cittadini beneficia del 64 per cento.

Che ne dite? Che dice Follini che voleva concentrare quasi tutto sulle famiglie deboli? E Alemanno? Hanno perso la favella? Sono soddisfatti? Follini finalmente va al governo? Fini si spolvera la feluca perch? la manovra ? sociale? Un assegno da 6,5 per un terzo pagabile soltanto nel 2006, ? ripartito tra la fascia debole e quella forte in proporzione del 36 per cento agli uni e del 64 agli altri. Ma non vi vergognate? Avrei ancora parecchie altre cifre da snocciolare, ma l’essenziale per quanto riguarda gli sconti ? questo. Ora per? bisogna dare un’occhiata alla copertura.

* * *

La solida copertura certificata da Mimmo e da Grilli proviene, come gi? abbiamo visto, per un terzo da un condono quanto mai improbabile che comunque andr? a chiudersi con la sua terza ed ultima rata entro la fine del 2005.

Nell’esercizio successivo il suo posto sar? preso da un miliardo proveniente dai tabacchi, da 500 milioni di inasprimento di tasse su bolli e concessioni e da 600 milioni di anticipi dell’Irpef e dell’Irap (una tantum perch? ci? che anticipi di un anno ti mancher? l’anno dopo).

Il resto della copertura ? fatto cos?: 400 milioni di autocopertura, cio? di maggiori entrate generate dalle minori aliquote. Qualunque studente di economia tributaria sa che una posta in bilancio di questa natura ? improponibile. Mi auguro, per ragioni di decenza accademica, che questi 400 milioni siano cancellati e sostituiti.

Seicento milioni: tagli di consumi intermedi. Vuol dire minori spese per acquisti di beni e servizi nella scuola, sanit?, forze armate, polizia di Stato. Trecento milioni, tagli ai fondi di riserva dei ministeri. Altro spicciolame di tagli e voci varie per 400 milioni.

Il totale d?, come sopra ho gi? indicato, 4,3 e non 6,5 miliardi la differenza ? rinviata all’anno successivo e chi vivr? vedr?.

Il famoso blocco del turn over degli statali avr? inizio nel 2006 e proseguir? fino al 2008. Dovrebbe cancellare 75.000 posti di lavoro. Ma secondo il mio modesto parere non si far?. Berlusconi deve averlo promesso a Fini in un orecchio. Il 2006 ? un anno elettorale. L’importante ora ? guadagnar tempo.

Lo spot di cui il Cavaliere aveva bisogno, Mimmo gliel’ha costruito. ? lillipuziano, sbilenco, curvo di spalle, ma con il monopolio della tiv? e un po’ di cosmetica fatta col computer quel nano ingobbito degli sconti all’Irpef ti diventa un Nembo Kid, un Superman, un gigante buono che d? soldi a tutti e non li toglie a nessuno. La sinistra invece…

* * *

La sinistra ? il partito delle tasse. Prima mangiava i bambini, ma adesso non ci crede pi? nessuno. Adesso mangia embrioni e contribuenti.

Non mi pronuncio. La sinistra ? adulta e sa parlare da sola. Io parlo per me e cerco di ricavare un senso dall’esame del tagliatasse.

Il senso mi sembra questo: per rilanciare l’economia ? del tutto inutile. Se ci fossero i soldi (che non ci sono) bisognerebbe concentrare 3 miliardi sulla fascia di reddito debole e altrettanti sugli incentivi alle imprese e al Mezzogiorno. Restituire il fiscal drag ai lavoratori.

Fiscalizzare una parte dei contributi sociali.

Questi destinati all’Irpef sono soldi buttati dalla finestra. In parte pagati da altre tasse (regressive) in parte destinati a sfondare il deficit.

L’operazione per? ? servita a raggiungere alcuni obiettivi. Dello spot elettorale pro-Berlusconi ho gi? detto. Aggiungo e sottolineo: pro-Berlusconi.

I suoi alleati non ricaveranno n? un voto n? maggior peso da questo imbroglio; per chi lo ritiene appunto un imbroglio il loro prestigio semmai diminuir?; per chi crede invece alla “svolta epocale” il merito sar? esclusivamente di Silvio e non gi? di Fini detto Feluca n? di Follini detto Occhialino, che anzi si erano opposti. Per? ora la maggioranza ? compatta, anzi ? al guinzaglio.

Ecco un risultato.

Un secondo risultato ? stato di far dimenticare, con questa trovata del taglio Irpef, che alle spalle di esso c’? una manovra da 24 miliardi ancora da approvare. Tiriamo le somme: manovrina a luglio 2004 da 5 miliardi, manovra in Finanziaria 2005 da 24 miliardi per mettere i conti in regola, manovra per ridurre l’Irpef da 7 miliardi. Totale 36 miliardi, 72.000 miliardi del vecchio conio come dice Bonolis. Non sono schicchere 72.000 miliardi. Un terzo almeno dei quali impostato su “una tantum”; un terzo su tasse e tagli a spese di Comuni, sanit?, scuola, previdenza, efficienza della pubblica amministrazione, Mezzogiorno, sistema imprenditoriale. L’ultimo terzo su anticipi di entrate, cio? rinvio al futuro di debiti.

Vincenzo Visco ha richiamato l’altro ieri l’attenzione della Camera (con apposita interrogazione) sul fatto che l’operazione denominata Scip2, cio? la cartolarizzazione di immobili pubblici in vendita per 7 miliardi, ? in scadenza ma i fondi non sono entrati, cio? gli immobili non sono stati venduti. Le agenzie di rating stanno aspettando la scadenza per confermare o ridurre il voto in pagella di quei bond. Se va avanti cos? l’erario si dovr? caricare della parte scaduta con immobili invenduti. Mi auguro che Mimmo e Grilli seguano la questione. Sarebbe tremendo se Scip2 andasse, come si dice in gergo “in default”. Tipo Parmalat. Naturalmente Visco non ? credibile perch? passa il tempo a mangiarsi un contribuente al giorno e ci mette sopra anche il peperoncino.

Tratto da “La Repubblica”

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Dieci falle per me

24 novembre 2004 Commenti chiusi

autore purtroppo anonimo

Ho visto un PC che moriva per spyware,
ne ho visto un altro che pi? RAM non ha.
Nessun worm mai ti pu? ferir di pi?
di un grande virus che ti formatta l’hard disk.

Dieci falle per me
posson bastare
dieci patch per me
voglio dimenticare

dialer truffaldini da eliminare
e bollette Telecom sulle quali morire.
Dieci falle per Windows
solo per Windows.

Una la voglio perch? fa bene crashare.
Una la voglio perch?
ancor non sa cosa vuol dir l’exploit.
Una soltanto perch?
ha fatto conoscere a tutti il mio PC.
Dieci falle cos?
che dicon solo di s?.

Vorrei sapere chi ha detto
che non vivo pi? senza IE.

Matto
quello ? proprio matto perch?
forse non sa
che posso avere un firewall per il giorno
un’antivirus per la sera
per? quel matto mi conosce perch?
ha detto che non ne val la pena.

Dieci falle per me posson bastare
dieci patch per me
io voglio dimenticare
dialer truffaldini da eliminare
e bollette Telecom sulle quali morire.

Dieci falle cos?
che dicon solo di s?

Vorrei sapere chi ha detto

Dieci falle per me
dieci falle per me
dieci falle per me

per? io formatto per te
per? io formatto per te.

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Senato: Palazzo Madama bloccato da un worm

24 novembre 2004 Commenti chiusi

Una nota diramata direttamente da Palazzo Madama conferma le voci che circolavano sul web circa un presunto blocco delle funzioni informatiche all’interno degli uffici del Senato a causa di un non meglio precisato worm.

Nella nota si legge: ?La rete interna del sistema informatico del Senato ? stata bloccata luned? mattina a seguito della diffusione di un “virus” di nuova concezione che, in quanto tale, non poteva essere riconosciuto e intercettato dagli appositi filtri di protezione [...] La bonifica ? tuttora in corso. ? stata data priorit? agli uffici connessi all’attivit? parlamentare, Assemblea e Commissioni in primo luogo?.

Si rimanda ancora al testo del comunicato ufficiale per le note circa il worm responsabile del problema: ?Va precisato che il virus in questione – in gergo definito “worm” e censito oggi stesso a livello internazionale con il nome “WORM_RBOT.ZY” – secondo i primi accertamenti non provoca alcun danno al disco rigido dei singoli pc, avendo come unica finalit? quella di intasare e bloccare la rete interna. Nessun dato risulta alterato o compromesso nelle banche dati di Palazzo Madama?. Tale indicazione risulta parzialmente minata dal fatto che il worm apre una backdoor tramite la quale un hacker potrebbe entrare in possesso di dati contenuti nel sistema o accedere ad eventuali webcam connesse alla rete.

Sophos riporta la notizia chiarendo come il worm sia semplicemente una variante della famiglia “Rbot” e non nasconde la possibilit? che l’infezione sia voluta e mirata. Il worm a quanto pare porrebbe infatti sul desktop immagini di chiara matrice omosessuale, il che va direttamente ricondotto a quanto successo nelle ultime settimane nello scontro tra alcuni organi di governo e la comunit? gay: partendo da Buttiglione (noto il caso emerso presso la Commissione dell’UE) fino a Fisichella (reo di aver licenziato Dario Mattiello, poliziotto gay) si ? giunti anche a manifestazioni di piazza che hanno interessato proprio Palazzo Madama.

Intervenendo sull’accaduto il senatore Fiorello Cortiana avrebbe espresso amara disapprovazione circa la scelta di metodo per questa offensiva (potenzialmente negativa e dannosa proprio per gli ideali portati avanti) ed una piccola nota sarebbe stata rilasciata anche sotto un altro punto di vista: secondo Cortiana l’uso di software libero avrebbe impedito l’emersione di tale problematica, dunque un maggiore coraggio da parte delle istituzioni nell’intraprendere il percorso open source potrebbe salvaguardare la sicurezza di taluni sistemi informatici (quali quelli governativi) particolarmente essenziali.

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Analisi delle destre americane

24 novembre 2004 Commenti chiusi

Il lato oscuro dei padri pellegrini

La difesa della repubblica americana in nome di una libert? regolata dai princip? del libero mercato. E un attivismo teso a consolidare l’alleanza tra fondamentalismo religioso e individualismo proprietario in vista di una ?massificazione culturale? che abbia come asse la critica alla ?societ? edonistica?
Alcuni elementi per costruire una mappa filosofica e politica della destra neoconservatrice statunitense.
Dal superamento delle correnti ?tradizionalista?, ?anarco-capitalista? e ?isolazionalista? alla definizione di una visione imperiale del mondo da affermare con il ricorso a una pura politica di potenza

CARLO ALTINI

Terminata l’onda emotiva che ha accompagnato le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, ? giunto il momento di tracciare una mappa filosofico-politica sulle diverse destre americane, indispensabile operazione per poter avviarne un’analisi di lungo periodo che non si limiti alle questioni legate alla recente cronaca. Il primo elemento da cui partire ? la constatazione del fatto che la destra americana, oggi culturalmente egemonica dopo il grido di allarme contro il relativismo culturale lanciato da Allan Bloom con The Closing of the American Mind (1987), ? composta da una pluralit? di tendenze contraddittorie. Un altro fattore di cui fare tesoro ? la sconfitta della sua componente ?tradizionalista?: nella discussione pubblica della destra americana contemporanea ci sono infatti tracce sempre pi? labili del suo tradizionale appello a ?misura e moderazione?, n? della sua vocazione isolazionista.

All’opposto, sono invece predominanti una marcata vocazione ideologica, una spinta verso l’omogeneizzazione politico-culturale del mondo globale e la metafisica del progresso capitalistico che, nel passato, tanto ?orrore? aveva suscitato nei conservatori classici, ispirati da un concetto di ordine politico fondato sul rispetto della ?variet?? della tradizione locali. Anche per la variante ?libertaria? non ? andata meglio: eccetto che per il dominio del libero mercato, ? stato sconfitto il suo concetto-chiave, lo stato minimo in politica economica, culturale ed estera. Maggiore fortuna ha avuto invece il fondamentalismo religioso della New Right di Pat Buchanan e Jerry Falwell, che ha visto affermarsi orientamenti quali il millenarismo, il populismo e il militarismo. Dunque sono proprio i neoconservatori del Project for the New American Century (alleati con la destra repubblicana di Cheney e Rumsfeld, ma ?nemici? delle tradizionali correnti moderate del partito repubblicano) ad essere coloro che hanno tratto i maggiori vantaggi dalla riorganizzazione interna della destra americana.

La destra plurale

Questi sono tuttavia elementi noti al lettore de il manifesto. Per avere una visione aggiornata delle coordinate politico-filosofiche del neoconservatorismo, conviene allora circoscrivere alcuni elementi teorici, lasciando da parte quelle posizioni di destra definite spesso in termini di ?spazzatura culturale? (movimenti razzisti, fascisti e antisemiti) e le derive religiose fondamentaliste. Malgrado questa limitazione dell’analisi, rimane comunque sul terreno una variet? di orientamenti, che sconfina in una notevole disomogeneit? (ben rappresentata dall’?ecumenismo? della National Review di William Buckley): infatti ? difficile, se non impossibile, tenere insieme virt? repubblicane e teorie dello stato minimo, tradizionalismo e capitalismo, aristocraticismo e ruralismo, anticomunismo ?internazionalista? e isolazionismo. Queste contraddizioni sono ben rappresentate dall’anima ?plurale? della Old Right, divisa nel secondo dopoguerra tra tradizionalisti etico-sociali (Russell Kirk), libertari isolazionisti (Frank Chodorov) e ?fusionisti? (Frank Meyer).

Tre tendenze, quest’ultime, oramai minoritarie, ma che hanno comunque conosciuto aggiornamenti che hanno contribuito a quell’occupazione della scena pubblica che ha contraddistinto l’opera della destra ?culturale? statunitense. Negli ultimi decenni l’eredit? libertaria della Old Right ? stata, ad esempio, rielaborata soprattutto da Murray Rothbard, mentre quella tradizionalista ? stata recuperata da Paul Gottfried e Claes Ryn (critici radicali degli straussiani e della deriva antistoricistica della destra americana contemporanea).

A partire dai contributi del tradizionalismo (? la Burke), Gottfried e Ryn sono accomunati da una rivalutazione del senso storico e della ?coscienza storica? in chiave idealistica. Gottfried (The Search for Historical Meaning; The Conservative Movement; After Liberalism) intende recuperare il conservatorismo moderato di Hegel, sganciandolo cos? dal monopolio del marxismo critico e dialettico, per recuperare cos? la dimensione profondamente teoretica del conservatorismo politico: in particolare, lo scopo ? quello di procedere alla reinterpetazione del concetto hegeliano di dialettica, sottolineandone gli elementi di ?sintesi?. Gottfried insiste allora sullo stretto legame etico ed epistemologico tra coscienza storica e pensiero conservatore interpretando la mediazione hegeliana come elemento distintivo del carattere ?cumulativo? e ?continuistico? della civilt? occidentale. Attraverso il recupero di Benedetto Croce e Irving Babbitt, e riaffermando la centralit? della dimensione etica, Ryn (Democracy and the Ethical Life; New Jacobinism; America the Virtuous) intende invece ridefinire il concetto di storicismo, nella sua capacit? di ?cogliere l’universale come potenzialit? immanente nella storia?, allo scopo di superare il ?relativismo individualistico?, considerato da questo studioso la malattia mortale della societ? contemporanea. Attraverso la ridefinizione di uno storicismo fondato su un ordine morale trascendente e universale, Ryn intende cos? ricomporre democrazia e ?vita buona?, allo scopo di abbandonare tanto il ?razionalismo intellettualistico? quanto lo ?storicismo relativistico?. In questa prospettiva, pur mantenendo le proprie caratteristiche di principio etico universale, il diritto naturale manifesta cos? la propria concretezza in azioni morali storiche.

Il libertarismo anarco-capitalista di Rothbard (L’etica della libert?; La libert? dei libertari) trova espressione nel Libertarian Party fondato da David Nolan nel 1971 e nell’Americans for Tax Reform fondato da Grover Norquist nel 1985. L’anarco-capitalismo si fonda su alcuni princ?pi elementari: individualismo, economia di mercato, libera concorrenza, radicale limitazione degli interventi governativi nella vita dei cittadini, rifiuto del welfare e di ogni forma di pianificazione regolativa, difesa assoluta della libert?, dei diritti e della propriet? privata, isolazionismo e anti-interventismo. Proprio perch? ? impossibile concepire un’azione politica non coercitiva, tutte le funzioni tradizionalmente affidate allo Stato (non ?solo? istruzione, trasporti e ricerca scientifica, ma anche sicurezza, giustizia e difesa) devono essere dunque lasciate all’iniziativa privata, cos? che lo stato monopolistico, oppressivo e inefficiente possa lasciare spazio al sorgere di piccole comunit? spontanee e autogestite.

E tuttavia, nonostante il lavoro di revisione a cui sono state sottoposte, queste due tradizionali correnti antagonistiche della destra americana soano ormai del tutto minoritarie (soprattutto la versione tradizionalista), nella lotta per il predominio politico-culturale. Infatti, all’interno della destra americana oggi non rivestono tanto un ruolo determinante gli allievi di Leo Strauss (come molta pubblicistica vorrebbe far credere, esaltando il ruolo politico svolto dal filosofo ebreo tedesco nella formazione del neoconservatorismo), quanto la New Right e i neoconservatori.

Le regole della libert?

Un discorso a parte andrebbe inoltre fatto per la filosofia sociale (il cui principale esponente ?politico? ? oggi Michael Novak, vicino ai neocons) e per la sua insistenza sul concetto di ?libert? regolata? che deve condurre a una vita sociale ?ragionata? in grado di fondare le ragioni morali del capitalismo.

Per tornare ai cosiddetti ?straussiani?, si pu? tranquillamente affermare che si sono confrontati soprattutto sullo statuto teorico del conservatorismo, occupandosi di storiografia politica, con particolare riferimento agli scritti dei Founding Fathers e al dibattito sui Federalist Papers. All’interno delle differenti ?scuole? straussiane, la separazione pi? netta si ? verificata tra Harry Jaffa, Walter Berns e Thomas Pangle intorno al rapporto tra diritto naturale, virt? e costituzionalismo. Agli occhi di Berns (The First Amendment and the Future of American Democracy; Taking the Constitution Seriously) e, soprattutto, di Jaffa (The American Conservatism and the American Founding; The New Birth of Freedom), i redattori della Costituzione, nel loro richiamo a dio e alla legge naturale, non guardarono solo a Locke, ma anche e soprattutto ad Aristotele, cos? che la loro concezione dei diritti non pu? essere disgiunta da quella di virt?, vero fondamento del repubblicanesimo e del federalismo: nella sua ispirazione ai criteri della legge naturale classica la costituzione americana non pu? essere interpretata come un documento semplicemente ?legalistico? a protezione delle libert? delle piccole comunit?, ma come strumento per la fondazione di una repubblica virtuosa e ben ordinata (e quindi in qualche modo ?centralizzata?).

L’interpretazione esattamente contraria viene invece fornita da Pangle (The Spirit of Modern Republicanism; The Learning of Liberty). Sulla scorta degli insegnamenti di Hobbes e Locke, la dottrina del diritto naturale contenuta nella Dichiarazione spinge verso la creazione di una forma di governo che renda possibile garantire i diritti degli individui, la cui difesa ? dipesa dall’abilit? dei Founding Fathers di disegnare un sistema costituzionale all’interno del quale le differenze morali non avessero rilevanza politica: il carattere antitradizionale della Dichiarazione ? dunque la pi? coerente espressione della filosofia politica moderna (i cui limiti sono stati sottolineati da Strauss, che da questo punto di vista esprimerebbe dunque un moderato ?antiamericanismo?).

I neoconservatori rappresentano invece, dall’inizio degli anni Settanta, la novit? pi? radicale nel panorama della destra americana. Pur nelle differenze presenti tra i principali esponenti di questo movimento (gli ormai famigerati Francis Fukuyama, Robert Kagan, William Kristol, Michael Ledeen, Paul Wolfowitz ed altri, oltre al fondatore Irving Kristol e ai suoi sodali Daniel Bell, Jeane Kirkpatrick e Norman Podhoretz), ? necessario sottolineare l’interpretazione ?innovativa? della natura del mondo post-1989 che i neocons hanno elaborato rispetto alla tradizione conservatrice.

In primo luogo, si tratta di una politica estera ?rivoluzionaria? e antiromantica, fondata su una radicale sfiducia nel razionalismo e su una concezione attivistica del mutamento e del globalismo politico, del tutto aliena alla tradizione del realismo politico e al tradizionalismo Old Right. Infatti, solo durante la guerra fredda, con l’anticomunismo interventista ? la Burnham, era emersa una visione planetaria della politica americana, i cui caratteri non erano comunque univocamente internazionalisti. Un altro aspetto che contraddistingue i neocons rispetto ai conservatori ?classici? consiste nel fatto che essi non rifiutano l’etichetta di ?ideologi? ma, al contrario, se ne appropriano perch? considerano le loro teorie ?utopiche? non strettamente legate all’emergenza politica, ma a una profonda riflessione teorica sull’epoca globale, caratterizzata dalla crisi istituzionale e morale delle democrazie occidentali, causata soprattutto dal cortocircuito tra individualismo proprietario e massificazione culturale (da notare che sul tema della crisi morale della societ? edonistica e materialistica si sono stabilite le alleanze dei neocons con i movimenti fondamentalisti cristiani).

Politica di potenza

L’ideologia neocons non ? per? solo relativa alla politica estera. Proprio perch? le origini di alcuni neocons affondano nel terreno della cultura liberal (in alcuni casi anche nel trotzkismo), non ? del tutto estraneo ai loro programmi l’intervento del governo in materia di politiche economiche di investimento (ma non di politiche redistributive, se non in vista di un welfare ?moderato? che possa contribuire alla stabilit? morale della societ? americana). I neocons scompaginano dunque il panorama del tradizionale conservatorismo americano negando la centralit? della tradizione socio-culturale, della moderazione politica, del federalismo e dell’isolazionismo. Al contrario, essi fondono due elementi minoritari nella tradizione di destra (il darwinismo sociale e l’interventismo ?internazionalista?) con un elemento che ne ? stato invece spesso estraneo, la concezione ?attivistica? dell’ideologia intesa come elaborazione di una concezione del mondo imperiale e ?progressiva?, da forgiare attraverso metodi ?rivoluzionari? e con il ricorso a una pura politica di potenza.

A questo punto, conviene per? chiedersi se il conservatorismo, inteso nella sua ?essenza? come atteggiamento culturale nei confronti del ?mondo?, non sia in qualche modo un-American. Da un punto di vista filosofico, l’errore ?tipico? del conservatore consiste infatti nel nascondere che il rispetto della tradizione attualmente vigente non sarebbe stato consentito dal conservatorismo, cio? senza discontinuit? all’interno della tradizione stessa. Ma gli Stati uniti sono nati attraverso una rivoluzione che opponeva i conservatori, che sostenevano ?trono e altare?, ai liberali, che invece reclamavano il ruolo politico dei diritti individuali e della sovranit? popolare come limite del potere e fonte del diritto. Oggi quel conservatorismo ?europeo? (fondato su retaggi della tradizione feudale) non ha pi? rilevanza politica, mentre quel liberalismo di fine Settecento dovrebbe costituire il sostrato comune con cui dovrebbero identificarsi non solo i progressisti, ma anche i conservatori, all’interno dei quali, non a caso, milita un gruppo il cui nome ? Daughters of the American Revolution.

Tratto da “Il Manifesto” di marted? 23 novembre 2004

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