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Archivio per 30 ottobre 2004

L’utile della guerra

30 ottobre 2004 Commenti chiusi

Presentate le trimestrali delle societ? americane impegnate nella guerra infinita dell’amministrazione Bush: utili sopra le aspettative. Ecco chi spera che il presidente di guerra resti altri 4 anni alla Casa Bianca
Mario Bonaccorso

La settimana che si conclude oggi a Wall Street ? stata caratterizzata dalla presentazione delle trimestrali dei maggiori colossi degli armamenti made in Usa. Se gli indici della principale piazza finanziaria del mondo arrancano, i bilanci delle societ? implicate a vario titolo nella guerra infinita lanciata dall’amministrazione Bush splendono al di sopra delle pi? rosee aspettative. Non potrebbe essere altrimenti visto che sommando soltanto i 77 nuovi programmi di armamento che Washington ha approvato in questi ultimi giorni si arriva a una cifra record di 1.300 miliardi di dollari, la pi? grossa spesa per armi dai tempi della guerra fredda di Ronald Reagan in una sola tornata. E 786 sono i milioni di dollari che solo nella passata settimana il ministero della difesa degli Stati Uniti ha distribuito in ordinativi militari nuovi di zecca. I destinatari? I soliti sospetti: General Electric, Pratt and Whitney (motori aeronautici e sistemi di propulsione per veicoli spaziali), Northrop Grumman (sistemi e apparati hi-tech, sistemi e navi a propulsione nucleare e non nucleare), Raytheon (sistemi elettronici per la difesa, missili, radar, sensori e apparati elettrottici, sistemi di intelligence, sorveglianza e riconoscimento) e Lockheed Martin (velivoli, veicoli spaziali, sistemi di lancio di missili, sistemi informatici e gestione dell’energia). Le stesse societ? che, secondo una ricerca condotta dal Centro per l’integrit? pubblica negli Stati Uniti e resa pubblica nei giorni scorsi, hanno ricevuto negli anni che vanno dal 1997 al 2003 commesse per un totale di 283 miliardi di dollari e al momento sono tra i pi? generosi finanziatori della campagna elettorale di George W. Bush. Non sar? un caso che il Pentagono abbia messo in preventivo per l’anno prossimo una spesa in armamenti per un minimo di 420 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti i costi per il mantenimento della presenza di truppe in Afghanistan e in Iraq, che prevede l’acquisto di parti di ricambio, di munizioni e la manutenzione (72 miliardi di dollari), e i costi per le commesse civili finalizzate alla sicurezza interna (32 miliardi di dollari). Sono davvero affari d’oro, di cui il Pentagono d? solitamente notizia attraverso brevi ed esigui comunicati che vengono riportati per lo pi? sulla stampa militare specializzata e di quando in quando in qualche notizia marginale sul Wall Street Journal.

Intanto, la conferma che la guerra in Iraq e in Afghanistan sia un vero affare per molte societ? attive nella produzione di mezzi di distruzione ? fornita questa settimana proprio dalla presentazione delle relazioni trimestrali. Analizzando quella di Lockheed Martin, si scopre come questa societ?, dai tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001, abbia pi? che quadruplicato il valore delle proprie azioni. L’utile netto al 30 settembre ? di 307 milioni di dollari, ovvero 69 centesimi per azione, con una crescita del 41% rispetto ai 217 milioni dello stesso periodo del 2003. E le stime per il 2004 e il 2005 sono state riviste al rialzo: un utile netto per azione tra i 2,65 e i 2,75 dollari quest’anno e un utile netto per azione tra i 3 e i 3,25 dollari l’anno prossimo, su un fatturato che si aggirer? tra i 34 e i 36 miliardi di dollari.

Northrop Grumman ha praticamente raddoppiato il proprio giro d’affari da quando alla presidenza degli Stati Uniti si ? insediato George W. e nella trimestrale presentata in settimana ha comunicato un volume d’affari in crescita dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2003. Anche gli utili sono cresciuti, fino ad arrivare a 291 milioni di dollari. Una crescita del 46% dai 200 milioni dell’anno scorso. Per il 2004 gli analisti di Wall Street stimano un utile netto per azione di 3 dollari. Anche General Electric, che ha presentato la propria trimestrale all’inizio del mese di ottobre, ha comunicato utili di poco pi? di 4 miliardi di dollari e ricavi di circa 38 miliardi, evidenziando un incremento del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In generale tutte le societ? impegnate nei conflitti aperti nei vari angoli del mondo stanno facendo affari d’oro e presentano trimestrali in cui gli utili e il fatturato sono in crescita.

Paul Nisbet, uno dei maggiori esperti americani del settore armamenti, ha fatto notare dalle pagine del Wall Street Journal come ogni volta che gli investitori e l’opinione pubblica avvertono la sensazione che l’attuale presidente ce la far? a mantenere la propria carica, le azioni delle compagnie coinvolte nella guerra in Iraq e in Afghanistan schizzano a livelli da capogiro. Per questo motivo le forze messe in campo nella campagna elettorale sono ingenti. Pi? di 9 milioni di dollari sono stati destinati dalle grandi compagnie impegnate nel business delle armi per la campagna di Bush. Briciole se si guardano i soldi incassati dalle stesse compagnie in questi ultimi tre anni, ma abbastanza per aiutare ad assicurarsi altri quattro anni alla Casa Bianca al sedicente presidente di guerra e quasi il doppio rispetto a quanto si ? devoluto per la campagna dei democratici. Gi?, perch? non si sa mai.

Tratto da “Il Manifesto” di venerd? 29 ottobre 2004

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?Un paio di consigli al macellaio islamico?

30 ottobre 2004 Commenti chiusi

Io opterei per altre due soluzioni che permetterebbero al povero macellaio islamico di non andare a Padova: la prima e la pi? difficile sarebbe di diventare vegetariani e la seconda di chiudere anche il ?macello? veneto e continuare con il vecchio metodo che risparmia un po? di dolore ai poveri animali!
Siamo in Italia e io penso che quando si vive in un paese diverso dal nostro sarebbe un obbligo e un dovere adeguarsi alle leggi e alle regole del paese ospitante.
Cosa succederebbe se andassimo in un paese islamico e pretendessimo di poter usare il nostro metodo di macellazione al posto del loro? Se non vogliamo graziarli, non possiamo togliere agli animali anche il semplice diritto a non essere condannati ad una morte atroce!


Claudia Spagnuolo

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