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Archivio per settembre 2004

Aiuto aiuto arrivano i rossi!

29 settembre 2004 Commenti chiusi

Digital Communism
Cyberspace goes red.

By James D. Miller

By legalizing Internet file-trading tools, a California court handed a major victory to communism. The Internet allows the well-wired to take copyrighted material freely. Left unchecked, rampant copyright theft may soon destroy the for-profit production of movies, music and books and may usher in an age of digital communism.

Technology will soon increase the ease of copyright theft because as broadband access proliferates, more people will be able to download pirated movies and music quickly. Currently, authors are safe from Internet piracy because most book readers still prefer printed words to electronic text. We may soon, however, see electronic paper that is as easy to read as printed pulp. How much money would Tom Clancy be able to make when readers can download all his books freely in under a second? Can you imagine college students paying $75 for a textbook they could download for free?

The best hope to stop copyright piracy lies in stopping the distribution of peer-to-peer networks that facilitate such theft. By holding that these networks have no liability for inappropriate use of their tools the California court has reduced the value of digital property rights.

Some have claimed that Internet piracy simply represents another form of competition and all copyright holders need do to compete successfully is to lower prices. But a central tenet of economics holds that if multiple firms sell identical products, consumers will patronize the lowest price provider. If pirates give away their product for free, content providers can compete only by also charging nothing.

The ability to exclude is the essence of property rights. If I “own” land but anyone can trespass I don’t really have any property rights. Similarly, if I own a movie, but anyone can freely watch it, my rights have disappeared.

Is it necessarily bad if piracy destroys intellectual property rights? After all, when everything is free we can live out Karl Marx’s dream and have everyone take according to his needs.

The twentieth century witnessed a brutal competition between communism and capitalism. Communists believe that people can be motivated to work for the common good, while capitalists believe that profit provides the best catalyst for economic production. Capitalism, of course, triumphed mainly because of its superior economic performance. By decimating profits for content producers, peer-to-peer piracy may give us a communist system of intellectual-property production.

I imagine that few would invest in a factory in the Congo. Because of political strife, property rights in the Congo aren’t respected, so it would be nearly impossible to profit from building a factory in the Congo since once it was built, armed men would come and steal the equipment. Businesspeople only make investments they can profit from.

Copyright holders were able to sue Napster into submission, but Napster had a centralized database that was easy to locate and destroy. New forms of Internet piracy, however, rely upon peer-to-peer networks where users download material directly from each other’s hard drives. Since it would be impractical for content providers to sue millions of Internet users, to protect digital-capitalism copyright holders must be able to stop the proliferation of piracy tools.

Some might argue that copyright holders should fend for themselves in the marketplace. Imagine, however, the fate of stores if there were no effective laws against shoplifting: Theft would drive them to bankruptcy. True, copyright holders can somewhat protect themselves by imbedding copy protection technology in their products. A movie, for example, could contain a code allowing it to be played only on your hardware. Imbedded copy-protection technology is foiled, however, if even one user creates and disseminates a clean and playable copy. Furthermore, imbedded copy protection can never protect e-books since you can create a copyable e-book merely by scanning the text of a physical book.

Of course, copyright holders could still find a few ways to profit in a world of rampant piracy. Movies could be financed by the sale of action figures and musicians could profit from concerts. It’s difficult to see how authors could profit, however, except, perhaps, by begging for tips.

? James D. Miller is the author of Game Theory at Work .

Tratto da: National Review

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Nord Est, Islam e la Fallaci

27 settembre 2004 Commenti chiusi

Disoccupato da cinque mesi nel mitico nord est, trovo anche il tempo per partecipare a infiniti dibattiti. Tra parentesi sottolineo che quando c?era bisogno del colpo di reni, di lavorare il sabato pomeriggio e la domenica oppure di notte, l?azienda si rivolgeva a me e ad altri con contratto a termine, non certamente agli extracomunitari che svolgono lavoretti…, per dirla tutta ?fanno le moche?. Oggi l?azienda ha trasferito quasi tutto all?estero, dove costa meno, con buona pace di Epifani&Company, per? quelli che ?fanno le moche? sono ancora ?a fare le moche?, noi invece siamo a casa, chiusa la parentesi.

Ho letto la lettera del signor Stefano Martini di Vicenza, non avevo letto quella del signor Gianni Toffali alla quale fa riferimento per sfarfallare un po? e sentirsi molto buono e giusto. Sono d?accordo con lui solo su una cosa: non c?? proprio motivo di sorridere, ci sono mille motivi per piangere. Il millesimo motivo ? dovuto nel constatare che esistono ancora anime belle come il signor Stefano Martini. Ma lei, caro signore, dove vive? ? qui ancora a raccontarci la storiella del petrolio e delle multinazionali. Ma basta, per favore! E non mi tocchi Oriana Fallaci.

Altra piccola parentesi: io che avevo un amico di sinistra ho pensato bene di regalargli l?ultimo libro di Oriana, come un?altra mia amica di sinistra che abita a Firenze mi ha regalato un libro di Tiziano Terzani, dicendomi poi t?interrogo. Ebbene, io ho apprezzato il dono, ho letto il libro e poi ne abbiamo discusso. Quando mai, regalare il libro di Oriana all?amico di sinistra (non l?ho pi? sentito) fu come fargli la peggiore offesa personale. Quanta piccineria!

Tornando all?argomento, mi piacerebbe porre qualche domanda al ?giusto? signor Stefano Martini, uno dei tanti, immagino, che si ostinano ad esporre quei drappi multicolori, oramai sbiaditi, con la parola pace. Cosa far? quando a Vicenza la scuola frequentata da suo figlio verr? presa d?assalto da terroristi islamici, li affronter? con la bandiera multicolore e li inviter? a dialogare nel nome della pace? Lei ? sinceramente convinto che l?unica strada sia il dialogo? Dialogo anche con chi non intende dialogare e ascolta solo la voce del bastone?

idiotaUn mitragliatore in mano ad un fondamentalista islamico mi fa paura, un?atomica in mano ad un americano mi fa dormire sonni tranquilli. La differenza sta nelle culture dell?uno e dell?altro, la nostra (io mi metto con l?americano) sicuramente superiore. Il petrolio non c?entra. O meglio c?entra, ma non ? la ragione del caos odierno. Lei dimentica l?11 settembre 2001. Cosa sarebbe successo se qualche terrorista occidentale avesse abbattuto le moschee de La Mecca e di Gerusalemme, tanto per colpire dei simboli? Lei si sposta sempre a piedi, in bicicletta o a dorso di mulo? E crede che padre Alex Zanotelli per recarsi a Nogorocho usi la barca a vela piuttosto che il jet che brucia kerosene?

La differenza tra noi e loro, intendo tra noi cristiani e loro islamici, sta tutta nel fatto che mentre il cristianesimo ha fatto i conti con la storia e con l?evoluzione del pensiero, l?Islam non ha ancora fatto i conti con nessuno ed ha il terrore dell?ondata razionalista che lo sta per travolgere grazie alla globalizzazione. Tutto qui. Andate poi a spiegare ai beduini come possa esistere un paradiso con le vergini in attesa… E le terroriste che si fanno saltare che paradiso si aspettano? Nel Corano non ? previsto un paradiso di uomini vergini per trastullare le terroriste che si sono immolate, povere grulle. Che mondo!

Giancarlo Rossi, Villaverla Tratto dalle “Lettere al direttore” de Il Giornale di Vicenza di luned? 27 settembre 2004.

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Traffico di rifiuti informatici tossici dall’Inghilterra in Cina, India, Africa

22 settembre 2004 Commenti chiusi

La Gran Bretagna produce ogni anno oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti elettronici, come computer e cellulari guasti e secondo un recente rapporto governativo, vengono spediti all?estero in quantit? sempre maggiori. Lo scorso anno 23.000 tonnellate di attrezzature elettroniche sono state esportate illegalmente, soprattutto in Cina, Africa occidentale, Pakistan e India.


In un caso le bolle di accompagnamento di un container, in attesa di imbarco da Felixstowe per il Pakistan, dichiaravano un contenuto di innocui imballaggi in plastica, che ad una verifica si sono rivelati tonnellate di rifiuti informatici provenienti dal Galles e destinati ad essere selezionati manualmente per ricavarne metalli pregiati.

Secondo l?Environment Agency l?esportazione di questi materiali tossici ammonterebbe a milioni di pounds all?anno. L?agenzia ammette inoltre di non conoscere l?esatto quantitativo di questi rifiuti, inviati nel terzo mondo da compagnie decise a risparmiare i costi dello smaltimento legale.

Ci sono poi altri 2 rapporti, non diffusi dalle autorit?, che fanno ritenere che il fenomeno abbia dimensioni ancora maggiori. Secondo l?Industry Council for Electronic Equipment Recycling, che ha intervistato in forma anonima numerosi imprenditori, gran parte del traffico riguarda componenti elettronici usati ma inutilizzabili, spacciati per buoni. Un consorzio di 6 agenzie di altrettanti paesi europei, Inghilterra inclusa, ha verificato che le aziende utilizzano metodi sempre nuovi e ingegnosi per aggirare i regolamenti e che i governi non possiedono ne le risorse necessarie, ne pare la volont? politica per intervenire in modo efficace.

Altri dettagli su guardian.co.uk

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Berlusconi e le tasse, la storia tratta dai giornali

22 settembre 2004 Commenti chiusi



Tratto da: Macchianera

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Quando parli tutti ti scherzano

17 settembre 2004 Commenti chiusi

15 settembre 2004 – La Repubblica

“Abbiamo sempre detto con chiarezza, e questa ? la posizione dell’Italia da sempre, che anche le azioni militari devono evitare la morte di civili innocenti”. Cos? Frattini spiega la richiesta di “moderazione nell’azione militare” che ? stata gi? avanzata all’amministrazione americana per gli attacchi alle citt? sante e sar? ripetuta ora in occasione del rapimento delle due italiane.

17 settembre 2004 – BBC online

The US military in Iraq says it carried out attacks overnight on the flashpoint towns of Falluja and Ramadi, killing up to 60 insurgents.
In a statement, the military said “precision strikes” targeted bases of alleged terror mastermind Abu Musab al-Zarqawi in Falluja and a nearby town.
But hospital sources were quoted saying about 30 bodies had been received – many of them women and children.

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Gli eroi di Nassirya

3 settembre 2004 Commenti chiusi

?Ho visto i nostri bruciare le case?

Le testimonianze dei bersaglieri Tornati dall’Iraq, gli uomini della Brigata Garibaldi raccontano di violenze, abusi e furti compiuti da loro commilitoni contro la popolazione civile.

?L’abbiamo riferito ai nostri superiori, ma non potevamo
fare denunce formali. Se lo avessimo fatto, la nostra carriera sarebbe finita?

?In Iraq i nostri commilitoni si divertivano a circoscrivere le abitazioni di alcuni sospetti con la benzina, accendevano e guardavano il fuoco avvolgere la casa di quei poveri cristi che urlavano. Poi spegnevano e arrestavano questa gente. Ma nella maggior parte dei casi risultavano del tutto innocenti?. Questi i racconti dei soldati appena tornati dopo oltre sei mesi passati in Iraq alla caserma Garibaldi nel cuore di Caserta. Gli uomini della Brigata Garibaldi hanno battuto ogni terreno di guerra: Somalia, Kosovo, Mozambico ed adesso l’Iraq. Incontriamo un gruppo di ?reduci? in un bar dove quasi sempre si raccolgono i bersaglieri in libera uscita. Hanno finito il loro primo ciclo in Iraq. Torneranno li gi? molto presto. Il caporale G.M. ? il primo che vuole raccontare della sua esperienza. Parla con un espressione a met? tra la stanchezza e il disgusto: ?Non dimenticheremo mai cosa abbiamo visto. Miseria totale, ragazzini che ti si attaccavano agli anfibi per una bottiglietta d’acqua, donne anziane che dormivano per terra con piaghe dappertutto?. I militari sono stanchi ma anche sconvolti. Chiedono di non citare il loro nome ed aggiungono che ?non ? la prima volta che un bersagliere viene punito e messo sotto inchiesta perch? parla con i giornali?. Tutti hanno un ricordo terribile, ognuno ha assistito a scene di fame e malattia. Lo raccontano come se qui le persone non ne sapessero nulla. ?Ai tg noi vediamo un altro Iraq. Quando racconto cosa ho visto mia madre mi dice, ma sei sicuro che sei stato in Iraq? Non capisco perch? la televisione non dice niente, non fa vedere niente?. ?E’ vero – aggiunge P.L. ? l’unico in abiti borghesi – ai telegiornali non ho mai visto immagini di uomini che si muoiono di fame e di bambini che scavano per cercare di rompere qualche tubatura dell’acqua e bere. In Iraq ogni volta che ero di pattuglia ne vedevo centinaia di scene cos??.

Chiediamo se gli aiuti del volontariato internazionale riescono ad arrivare, se c’? una capillarit? di distribuzione se gli Usa permettono che i pacchi umanitari arrivino ovunque. ?Altro che aiuti – interviene F.L. – ho visto i marines entrare in case di sole donne. Mettevano i mitra in faccia alle donne e stringevano le manette ai polsi di ragazzini che non avevano pi? di 5 o 6 anni. Io ho foto di bambini messi faccia al muro come criminali, fatti inginocchiare, schiaffeggiati?. Sulla combriccola cala silenzio. Non ha tutti evidentemente piace ricordare questi episodi, soprattutto davanti a un giornalista. F.L. ? un maresciallo appena uscito dall’accademia di Modena. Vota a sinistra ?forse sono l’unico bersagliere che vota a sinistra della caserma? dice sorridendo mentre i commilitoni lo prendono in giro. ?E gli italiani?? ?Degli italiani preferirei lasciar perdere…?.

I bersaglieri invece vogliono parlare, basta poco per tirare il tappo e far uscire ci? che ingorga le loro coscienze da tempo. Gli altri ragazzi tacciono. F.L. e C.L. caporale maggiore iniziano a raccontare un episodio visto con i loro occhi. ?Alcuni nostri commilitoni si divertivano a circondare le case di alcuni sospetti, dargli fuoco e guardare bruciare la casa. Poi spegnevano e arrestavano questa gente che risultava la maggior parte delle volte del tutto innocente?. Gli domandiamo se hanno denunciato quanto hanno visto ?In modo informale? risponde F.L. Che significa? ?Che non risulta una mia denuncia formale – continua- ne ho parlato con i superiori e basta. Se avessi denunciato formalmente, la mia carriera sarebbe finita l?. Preferisco cambiare le cose da dentro e senza clamore. Ci tengo all’Esercito, io sono un bersagliere?. P.E. dice che lui non ha visto mai violenze degli italiani e racconta: ?Gli americani appena entrano in una casa pensano ad accanirsi su chi ci abita, gli italiani invece al massimo prendono tutto ci? che c’? da prendere. Un amico ? riuscito a fregarsi due orologi e quattro spille d’oro?. Eppure si vedono solo immagini di arresti in case di fango, in stamberghe, arresti di individui che non hanno altro che il proprio rinsecchito corpo. ?Io dice C.L. ho fatto perquisizioni in case di ex dirigenti di polizia e di due imprenditori vicini a Saddam. Avevano in casa di tutto, orologi d’oro, dvd, televisori, lampadari di cristallo, un parco macchine da paura. Durante la caduta di Saddam avevano le guardie private che non facevano entrare i disperati e gli Usa non li arrestarono, i dirigenti non li arrestarono sperando che passassero dalla loro parte. Qualcuno l’ha fatto ma a suon di calci in pancia e sberle…?. Anche gli italiani hanno pestato? ?Io – risponde P.E.- non ho mai visto picchiare come ho visto fare ai marines nessun italiano. Mai?. E aggiunge scherzando: ?Neanche in Italia?.

articolo di Roberto Saviano per Il Manifesto di venerd? 3 settembre 2004

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